Delusione e fatica

Riprendo dal post che avevo pubblicato precedentemente su questo blog, nel quale spiegavo la fatica di trovare una soluzione al voto da esprimere quest’oggi.

È stata una giornata difficilissima, dopo giorni di faticosa ricerca di un punto di equilibrio.

Avevo scritto: “La Politica ha senso se – pur con mille fatiche e mediazioni – è esercizio per dare soluzione ai problemi delle persone”. Lo ribadisco e non torno indietro.

Oggi, sulla base di questa convinzione, mi sarei aspettato tante parole diverse: da Conte, da molti colleghi, da Renzi, da Bellanova.

Da Conte mi sarei atteso parole più caute e di apertura: un maggiore riconoscimento dello sforzo compiuto anche dalle Ministre e dal Sottosegretario di Italia Viva e segnali che potessero consentire una ricucitura. Oltre che chiarimenti sul “come” intende fare l’elenco di molte cose che ho ascoltato, senza percepirne strategia e visione.

L’intervento di Matteo mi è piaciuto molto per la visione che è riuscito anche questa volta ad esprimere: chi fa politica ha da imparare. Ma non ho potuto fare a meno di pensare, alla luce dell’obiettivo che mi ero dato di trovare soluzioni che riannodassero i nodi di questa storia, cosa avrà provato Conte nel sentirsi fare la lezione pubblica su come deve fare meglio il premier. Potrà anche avere ragione, ma è difficile ricucire con questi toni. E i toni e la modalità con i quali ci si pone di fronte ai terzi fanno la differenza.

L’intervento di Teresa Bellanova è stato perfetto. Ma c’è una sola cosa che non va in quel discorso: il finale. Perché era un discorso scritto per dire che votavamo contro. Era più logico quel finale, dopo l’intervento di Matteo e la replica di Conte.

All’inizio di questa crisi ho detto chiaramente a Matteo Renzi che, comunque ne saremmo usciti, io non mi sarei messo nella condizione di votare in modo completamente opposto a ciò che esprime il partito nelle cui liste sono stato eletto, per rispetto degli elettori che si sono fidati. Scelta opinabile e discutibile: ma la mia coscienza mi pone questo limite. E non ci cammino sopra in nessun modo. Ho quindi lavorato alla posizione di astensione, intesa in modo costruttivo, ponendomi due paletti: lo sforzo per un governo possibilmente migliore, con un patto di legislatura nell’ambito della stessa maggioranza, e il rifiuto di ogni rischio che conduca ad elezioni anticipate.

Io oggi ho espresso il voto di astensione (nella seconda chiama) che ho contribuito a costruire con lealtà verso i colleghi del gruppo di Italia Viva, anche per profondo rispetto alla estrema decisione delle dimissioni di Teresa Bellanova, Elena Bonetti ed Ivan Scalfarotto, cui va il mio grazie per il loro prezioso lavoro al Governo. Ma la mia storia di amministratore, lunga ed invidiabile, mi ha insegnato cosa sia la fatica della mediazione. Ed è una fatica che voglio continuare a fare. Proprio per permettere al Governo di operare meglio di quanto abbia fatto sino ad oggi. Lo stile che mi caratterizza è noto e non posso camminarci sopra.

Avevo scritto che “devo rispondere alla mia coscienza e al Paese, non a Renzi o a Conte. E lo devo fare con un cuore libero dai condizionamenti, dalle paure, dai tornaconti personali, con onestà ed equilibrio”. In questi giorni mi sono preparato, ho fatto fatica per fare discernimento. Mi sento libero e non sono preoccupato di deludere qualcuno piuttosto che qualcun altro, perché rappresentare la nazione ed avere a cuore il bene del Paese non è uno scherzo. E non ho certo bisogno delle belle parole di Liliana Segre per capirlo. A fronte di quello che ho ascoltato e di ciò a cui ho assistito, non ho dubbi nel sostenere che se non ci saranno proprio margini per una ricucitura, nella quale continuo a sperare, so cosa devo fare per impedire che il piano inclinato ci porti al voto. Sono una persona corretta, ma non stupida.

Resto dell’avviso che una ricucitura tra Italia Viva e la maggioranza, con un patto di legislatura, sia importante e vada ricercata con tutte le forze, ma se non si realizzasse, io non mi collocherei all’opposizione.

Questa sera sono molto, molto deluso. Probabilmente, da quello che registro, il mio sforzo di trovare una riconciliazione non ha moltissime chance. Spero non sia stato vano il mio impegno e l’onestà e la limpidezza con le quali lo ho condotto.

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Eugenio

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