Ho deciso di tornare nel PD

Un anno e mezzo fa aderii ad Italia Viva. Chi mi conosce sa che fu una scelta sofferta. Per diverse ragioni: per la mia storia politica, per il mio percorso, per il radicamento sul territorio, per i legami costruiti dentro una comunità che mi ha visto crescere nell’impegno politico ed istituzionale, per il constante confronto con i Sindaci e gli Amministratori ai quali sono rimasto legatissimo, per l’esperienza vissuta. Seguire Matteo Renzi mi sembrò il modo di rimanere coerente al percorso politico che avevo fatto; lasciare il PD per entrare in Italia Viva fu però una scelta dettata dalla convinzione che in quel momento si potesse e dovesse costruire, fuori dal PD, “una casa dei riformisti” in grado di allargare il campo del centrosinistra.

In poco più di un anno – un lasso temporale apparentemente breve – a quella scelta sono seguiti noti avvenimenti che hanno stravolto completamente il quadro politico nazionale ed europeo. Sono stato eletto in un Parlamento a maggioranza (potenzialmente) sovranista e anti europeista, mi ritrovo oggi in quello stesso Parlamento che, con un largo consenso, vota la fiducia ad un Presidente del Consiglio il cui Governo risulta essere solidamente ancorato ai temi dell’europeismo e dell’atlantismo.

In questo quadro anche Italia Viva ha fatto la sua parte. Sono noti il disagio ed il travaglio con il quale ho vissuto la crisi di governo. Ciò che qui rileva è il dato politico che da quella crisi è derivato: con la nascita del Governo Draghi tutti gli schieramenti e tutti i partiti stanno subendo cambiamenti. Nello schieramento dove mi sono sempre voluto collocare e riconoscere, il centrosinistra, Italia Viva oggi appare sospesa, non decisa su aspetti sui quali per me non può esserci confusione: affermare di essere alternativi ai populisti e ai sovranisti, in un quadro politico in profondo cambiamento, è una posizione a mio avviso debole. I campi politici, nonostante tutti i rimescolamenti, continuano ad essere due: il centrosinistra, imperniato sul PD, e il centrodestra, imperniato sulla Lega. Non c’è una terza via: io oggi non vedo le condizioni perché possa nascere un soggetto centrista liberaldemocratico. Dirsi alternativi ai populisti e ai sovranisti rischia di generare isolamento o rischia di porsi selettivamente in entrambi i campi a seconda delle competizioni elettorali. Un’opzione che si scosta dall’ambizione iniziale di IV e che non mi interessa percorrere, poiché mi colloco convintamente nel centrosinistra.

Ho quindi chiesto di rientrare nel PD: da persona libera e con rispetto, consapevole che il mio rientro non muterà le sorti della politica nazionale, ma desideroso di contribuire a dar forza alle istanze riformiste, in un contenitore politico che riconosco ancora forte di una organizzazione e di comunità attive sui territori. Vengo da Milano, dalla Martesana: ho la fortuna di aver condiviso a lungo cammini e sfide con una comunità attiva e presente, che conta molti bravi Sindaci ed Amministratori, che ha saputo generare frutti ed esperienze positive, modelli esportabili. Una comunità che è rimasta praticamente tutta nel PD, e della quale ho nostalgia.

Ritorno nel PD senza etichette, con le mie idee e le mie convinzioni, ritorno nel partito che mi ha eletto e con il quale non ho mai smesso di collaborare, in modo rispettoso, in Parlamento come sui territori. Quella che qualche giornalista chiama “transumanza” per me è libertà di assumere scelte difficili in un quadro politico che definire mutevole sarebbe riduttivo. Il tema dei cambi di casacca giustamente posto da Enrico Letta (sul quale pure io mi sono a lungo interrogato) va affrontato alla radice: riconnetendo realmente gli eletti con la scelta degli elettori. Torno in pace, senza essere “cavallo di Troia” di nessuno, disponibile al confronto sulle idee, volendo davvero che si dismetta la pesatura delle genealogie politiche anziché dar peso alle strategie. Nella mia esperienza politica, di Sindaco prima e di Senatore ora, ho avuto spesso la fortuna di confrontarmi con giovani, appassionati di politica: non ti fanno mai “l’esame del sangue” per sapere da quale corrente o tradizione provieni, ma essendo nativi democratici ti chiedono come la pensi sul lavoro, sull’ambiente, sulla cultura, sulla scuola, sulle tasse, sugli investimenti, sulle istituzioni. Ti chiedono come vedi il futuro dell’Italia e del mondo. Così dovrebbe essere per tutti. E su questo costruire una nuova speranza.

Negli ultimi due giorni, anticipazioni giornalistiche hanno dato la notizia del mio ritorno al PD, condendola con affermazioni e allusioni che non mi piacciono e sono prive di fondamento. Un anno e mezzo fa non avevo chiesto garanzie né ho avuto nulla in cambio per la mia scelta. Come è naturale e giusto che sia, non le ho certo chieste ora che torno sui miei passi. Non è nel mio stile. Se peraltro avessi voluto ottenere qualcosa in cambio, avrei fatto questa scelta quando, durante la crisi di governo, la transumanza (quella vera) mi riconosceva un peso politico e numerico infinitamente maggiore di quello che ho in questo momento. Non l’ho fatto. Ho aspettato che si chiudesse la crisi, che il Paese avesse un Governo nel pieno delle sue funzioni: ho maturato la mia riflessione con calma e confrontandomi con più persone, di IV, del PD, amici, esterni alla politica. C’è stato chi mi ha detto che non avevo mai tagliato il cordone ombelicale con il PD e chi che la funzione politica di IV era terminata, chi mi ha detto di attendere la fine dei terremoti politici in corso e chi che la natura distruttiva del PD verso i suoi leader colpirà ancora, chi mi ha parlato di paure e chi di speranze. Ho ascoltato tutti. E ho deciso.

Con questo spirito ho chiesto di rimettermi in cammino con la comunità che mi ha eletto e che vive – anch’essa – una fase di forte cambiamento. Ho trovato nel discorso di Enrico Letta all’Assemblea nazionale del PD molti punti di grande interesse, intorno ai quali costruire una nuova strategia per il centrosinistra. Non solo per l’affermazione della necessità di “un nuovo PD”, per le proposte avanzate, per i temi toccati, per l’attenzione che ha avuto verso i territori, i Sindaci e gli amministratori, ma anche per la linea politica tracciata, per l’approccio non rinunciatario alla prossima sfida elettorale, che dovrà vedere il PD come il perno riformista di un centrosinistra da ricostruire e rendere attrattivo, soprattutto per la Lombardia (che necessita di una nuova guida) e il nord, per quel tessuto produttivo che un grande partito deve avere l’ambizione di rappresentare.

Questa settimana ho quindi chiesto di rientrare nel PD motivandone la ragioni alla segreteria nazionale di Enrico Letta, al capigruppo Marcucci, ai segretari lombardo Vinicio Peluffo e metropolitano milanese Silvia Roggiani. Li ringrazio per l’accoglienza: non era affatto scontata dopo la mia scelta di un anno e mezzo fa. Nelle prossime ore formalizzerò la mia decisione alla Presidente del Senato Casellati. E quindi riprenderò l’attività con il colleghi Senatori con i quali avevo iniziato la legislatura.

Ringrazio qui, dopo averlo fatto personalmente con ognuno di loro, i compagni di viaggio di Italia Viva: Matteo Renzi (con il quale dal 2010 ho condiviso molto del mio percorso politico fuori Cernusco), il capogruppo Davide Faraone, i coordinatori nazionali Ettore Rosato e Teresa Bellanova, la Ministra Elena Bonetti, il Sottosegretario Scalfarotto, insieme a tutti i colleghi e agli amici sui territori, in particolare quelli milanesi. Dirsi grazie e ciao senza rancore è stato per me importante.

Ci sarà certo modo (e tempi e luoghi diversi) per approfondire e rispondere a domande e a critiche su questa mia scelta. Ora però, dopo un lungo travaglio, sento forte il desiderio di mettere tutte le mie energie sulla difficile situazione che viviamo, occupandomi di quanti – troppi – rischiano di perdere il proprio lavoro, della necessità di sostenere i nostri ceti produttivi, di ragionare di sviluppo ed economia sostenibile, della scuola e del futuro dei nostri figli, delle conseguenze derivanti dai profondi cambiamenti che vivranno le nostre città e la nostra società. E lo farò con il Partito Democratico.

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Eugenio

2 Comments

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  • Egregio Senatore,
    come le ho già detto ho apprezzato il suo rientro nel PD. Ritengo però, con il massimo rispetto delle sue scelte, che Lei, come Le chiesi per email, avrebbe fatto meglio a rientrare nel momento in cui il governo di centrosinistra rischiava di cadere senza nessuna certezza futura. Capisco comunque le difficoltà in cui si è trovato in quel momento ed umanamante la posso capire.
    In attesa di avere un incontro con Lei, appena sarà diminuita la pandemia, Le invio distinti saluti.
    Prof. Gabriele Caiati
    Economista Ambientale

    Gabriele Caiati 3 mesi ago Reply


    • Grazie prof. Caiati. Capisco perfettamente quanto mi scrive. Al contempo, come ho provato a spiegare in un passaggio del post, se fossi rientrato a gennaio durante la crisi di governo non avrei prodotto alcun risultato utile: infatti, matematicamente, il mio passaggio non avrebbe prodotto alcun che di positivo. Non solo perché matematicamente non rilevante, ma anche perché, a pensarci bene, un governo che si fosse retto su una sparuta pattuglia di senatori provenienti da varie forze politiche non avrebbe avuto – come molti commentatori hanno riconosciuto – né vita lunga né facile. E forse non sarebbe neppure stato utile al Paese. Ad ogni modo la matematica ci dice che il mio rientro a gennaio non sarebbe stato utile per risultati diversi. E, forse, anche io mi sarei tirato addosso le critiche di chi ha giudicato alcuni passaggi come utili a garantire altro, piuttosto che la governabilità.

      Eugenio 3 mesi ago Reply


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