“Un futuro non di certezze, ma di possibilità reali”

Per il primo post del 2011 “rubo” al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano le parole che ha utilizzato ieri sera nel corso del tradizionale messaggio di fine anno (in fondo al post il video completo). Un bellissimo discorso che il Capo dello Stato ha voluto esplicitamente dedicare soprattutto ai più giovani, “che vedono avvicinarsi il tempo delle scelte e cercano un’occupazione, cercano una strada (…), perché i problemi che essi sentono e si pongono per il futuro sono gli stessi che si pongono per il futuro dell’Italia”.

Napolitano ha parlato di condivisione da parte delle forze politiche e sociale delle sfide che l’Italia è chiamata ad affrontare, di salto di qualità della politica (“la politica siete anche voi”), di Paesi in via di sviluppo, di Europa ed euro, di disoccupazione, di unità d’Italia, di futuro, di Napoli, di stranieri, ecc.

Ma c’è una frase del suo intervento che mi ha colpito in modo particolare: “I giovani sanno bene di non poter chiedere un futuro di certezze – magari garantite dallo Stato – ma di avere piuttosto diritto ad un futuro di possibilità reali, di opportunità cui poter accedere, nell’uguaglianza dei punti di partenza secondo lo spirito della nostra Costituzione”.

Napolitano, che ancora in questi giorni si è confermato uomo di fine sensibilità politica e umana – oltre che di correttezza istituzionale – ricevendo al Quirinale una rappresentanza dei giovani che hanno protestato e protestano contro la riforma Gelmini, manda un messaggio chiaro sia ai giovani che a tutti le persone interessate.

Ai giovani dice che è finito il tempo delle vacche grasse e che non ci si può più aspettare certezze facili, ma – queste sì! – reali possibilità, opportunità concrete da poter cogliere e sfruttare valorizzando le proprie capacità.

Agli altri interlocutori mette in chiaro che se non verranno date nuove opportunità ai giovani, il rischio concreto è quello di perdere la stessa partita del futuro (e ciò vale per tutti, non solo per chi ha meno anni sulle spalle). E il messaggio è chiaro: chi ha responsabilità per decidere e aprire nuove strade si attivi per creare le nuove condizioni di cui hanno bisogno i giovani e la stessa democrazia italiana.

È quindi necessario interrogarsi e agire perché davvero si possa investire sui giovani, scommettere sui giovani, chiamarli a fare la propria parte, dare loro adeguate opportunità.

Ciò sarà possibile se la classe dirigente del Paese saprà dare concretezza a queste parole, ma anche se la stessa classe dirigente – in un sussulto di lucidità e dignità – comprenderà che per dare un futuro ai giovani, per dare loro reali possibilità, è importante anche dare loro spazio, fare loro assumere responsabilità e incarichi. Il nostro Paese è tra quelli che hanno la classe dirigente più longeva e anziana: se pensiamo che molti dei padri costituenti che scrissero la nostra Carta costituzionale (Moro, La Pira, Dossetti, Iotti, Giolitti, Basso, ecc.), quando vennero eletti nel 1946 erano poco più che trentenni, deprime registrare che i leader politici italiani siano ormai alquanto stagionati… Non è una questione di “nuovismo” o di “rottamazione”: è che i giovani sanno certamente meglio interpretare il loro tempo e sono i più interessati alle scelte che determineranno il loro futuro. Sono loro che vivranno la prossima Italia.

Grazie quindi al Presidente Napolitano per questo appassionato e intenso messaggio, nella speranza che le sue parole vengano accolte e trovino concretezza.

Chiudo citando di nuovo il Capo dello Stato, nelle sue belle parole augurali finali: “Sentire l’Italia, volerla più unita e migliore, significa anche questo: sentire come proprio il travaglio di ogni sua parte, così come il travaglio di ogni sua generazione, dalle più anziane alle più giovani. A tutti dunque, agli italiani e agli stranieri che sono tra noi condividendo doveri e speranze, il mio augurio affettuoso, il mio caloroso buon 2011!”.

Buon anno Presidente! E buon anno a tutti quelli che si prendono la pena di leggere questo mio blog.

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Eugenio

1 Comment

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  • Che il tempo delle vacche grasse sia finito, giovani e meno giovani se lo sentono ripetere da così tanto tempo che anche i più duri di comprendonio l'hanno ormai capito. Tutti vedono però che per molti anche le vacche scheletrite sono in via d'estinzione, mentre per pochi le vacche sono sempre più grasse. Su questo e sulle politiche per porvi rimedio la "classe dirigente del Paese" (avercela!) è chiamata a rispondere.
    Buon anno,
    Ermes

    Ermes Severgnini 12 anni ago Reply


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