Centocinquantenario: la commemorazione in Consiglio

Questa sera il Consiglio comunale ha commemorato in maniera solenne i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Dopo l’esecuzione dell’inno di Mameli da parte della Banda cittadina, il Presidente del Consiglio comunale ha tenuto il discorso ufficiale al quale sono seguiti gli interventi di tutti i gruppi consiliari.

Ho infine preso la parola anch’io; di seguito il testo del mio intervento:

Signor Presidente, signore e signori Consiglieri ed Assessori,

la nostra città ha degnamente festeggiato il 150° anniversario dell’Unità d’Italia lo scorso 17 marzo, con la cerimonia tenutasi in piazza Martiri della Libertà alla presenza delle autorità civili, militari e religiose e di tantissimi cittadini desiderosi di manifestare il proprio attaccamento alla nazione.

In quell’occasione ho tenuto il discorso celebrativo, che lascio agli atti di questo Consiglio comunale.

Questa sera la nostra assise ha commemorato in maniera solenne l’evento fondativo della nostra storia insieme. Molto è stato detto dal Presidente Perego e dai Consiglieri che sono intervenuti e non voglio aggiungere molto altro a quanto ho ascoltato.

Desidero però, a conclusione di questa cerimonia e delle celebrazioni cittadine, dire qualche “grazie”.

Il primo “grazie” che da Sindaco di Cernusco sul Naviglio sento di dover esprimere è quello rivolto ai 25 miei predecessori che dal 1861 hanno guidato la nostra città in maniera sapiente e saggia, facendola crescere nel benessere, trasformandola da piccolo borgo agricolo ad affermato centro produttivo fino alla bella ed apprezzata cittadina che è oggi. Una crescita pienamente inserita nel processo di sviluppo della nazione, alla quale i nostri concittadini non hanno fatto mancare il proprio tributo di sangue e di impegno perché potesse riunificarsi e liberarsi dalla dittatura e dallo straniero.

Consentitemi quindi di ricordare in ordine cronologico i nomi di tutti i primi cittadini che mi hanno preceduto e che hanno guidato la nostra città in questi 150 anni di Unità d’Italia:

i Sindaci Pietro Tizzoni, Conte Alfonso Visconti di Saliceto, Ambrogio Biraghi, Mario Castagnone, Senatore Pietro Gavazzi, Angelo Cazzaniga, i Commissari prefettizi Giuseppe Fontana e Vincenzo Lupi, il Sindaco Stefano Ghezzi, il Commissario prefettizio Augusto Rubboli, il Sindaco Ferruccio Barni, il Podestà Luigi Gervasoni, il Commissario prefettizio e poi Podestà Giuseppe Pizzi, il Commissario prefettizio Romildo Pozzi, i Sindaci Giovanni Penati, Mario Pirola, Carlo Trabattoni, Giovanni Farina, Giuseppe Colombo, Luigi Spinelli, Gianstefano Frigerio, Giorgio Perego, il Commissario prefettizio Paola Cozzolino, i Sindaci Paolo Frigerio e Daniele Cassamagnaghi.

È grazie al loro impegno se in questi 150 anni anche la nostra città ha saputo crescere, insieme con la nazione.

Il secondo “grazie” è rivolto a tutti i nostri concittadini e a tutti gli italiani che hanno voluto festeggiare questo importante compleanno: nella nostra città – come in tutti Italia – in molti hanno esposto il tricolore a balconi e finestre, le scuole non hanno mancato di far vivere ai ragazzi l’importanza di questo anniversario, il sentimento che abbiamo respirato è stato quello di una grande consapevolezza, di una festa sentita e vissuta, che non può che aver fatto bene alla nostra nazione.

Come ha ben sottolineato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, gli italiani hanno largamente compreso e condiviso lo spirito nel quale sono stati concepiti i festeggiamenti e le celebrazioni del Centocinquantenario e che lo stesso Capo dello Stato ha così sintetizzato: “la memoria degli eventi che condussero alla nascita dello Stato nazionale unitario e la riflessione sul lungo percorso successivamente compiuto, possono risultare preziose nella difficile fase che l’Italia sta attraversando, in un’epoca di profondo e incessante cambiamento della realtà mondiale. Possono risultare preziose per suscitare le risposte collettive di cui c’è più bisogno: orgoglio e fiducia; coscienza critica dei problemi rimasti irrisolti e delle nuove sfide da affrontare; senso della missione e dell’unità nazionale”.

Il terzo ed ultimo “grazie” lo voglio rivolgere – da Sindaco e da cittadino – proprio al nostro Presidente della Repubblica, che ha sapientemente ed intelligentemente accompagnato il nostro Paese in questa ricorrenza. I suoi discorsi sono sempre stati storicamente e politicamente molto rigorosi; il Presidente ha saputo parlare del passato con lo sguardo rivolto al futuro dell’Italia. Lo ringrazio per la straordinaria capacità dimostrata di suscitare l’entusiasmo degli italiani, di saper far tornare il nostro popolo a vibrare quando ascolta e canta l’inno di Mameli e vede sventolare la nostra bandiera.

Ha saputo ben coniugare i valori dell’unità con quelli dell’attuale Costituzione.

Ha saputo raccontarci come l’unificazione italiana abbia rappresentato un’impresa storica straordinaria, per le condizioni in cui si svolse, per i caratteri e la portata che assunse, per il successo che la coronò superando le previsioni di molti e premiando le speranze più audaci.

Ha saputo senza retorica fare del Centocinquantenario dell’Unità d’Italia l’occasione per una profonda riflessione critica, proponendo un esame di coscienza collettivo, accompagnato da una severa riflessione sulle criticità e sui processi incompiuti di questi 150 anni di storia unitaria.

Ha saputo parlare del rapporto tra lo Stato e la Chiesa come uno dei punti di forza su cui possiamo far leva per il consolidamento della coesione e unità nazionale.

Ha saputo parlare della nostra convinta collocazione nell’Europa unita come della chance più grande di cui disponiamo per portarci all’altezza delle sfide, delle opportunità e delle problematicità della globalizzazione.

Ha spesso sottolineato come il principio fondamentale dell’articolo 5 – che ci parla dell’unità e indivisibilità della Repubblica – vada legato al riconoscimento e alla promozione delle autonomie locali.

Ha spesso rimarcato come l’unica rilevante riforma della Costituzione che finora il Parlamento abbia approvato, il corpo elettorale abbia confermato e governi di diverso orientamento politico si siano impegnati ad applicare concretamente, sia quella che ha portato alla revisione del Titolo V della Carta e che sia su tale strada che il nostro Paese deve continuare a lavorare.

Proprio ieri a Milano il Presidente Napolitano è tornato a commentare la modifica del Titolo V della Costituzione ed il percorso verso il federalismo, affermando che “adesso non possiamo concederci il lusso di esitare o di lasciare il lavoro incompiuto, o di non erigere un edificio solido ancora una volta. Questa volta noi dobbiamo portare a termine l’attuazione del Titolo V riformato della nostra Costituzione, trovando tutte le necessarie strade di equilibrio e di piena corrispondenza tra il ruolo dello Stato, il ruolo delle amministrazioni nazionali, il ruolo delle grandi istituzioni – come quella parlamentare, che a sua volta va riformata nella nuova prospettiva –, e il ruolo delle regioni insieme a quello delle province e dei comuni”. Il Capo dello Stato si augura – e noi con lui – “che questo sforzo, che è già a buon punto, possa proseguire e arrivare alla sua conclusione con il massimo di condivisione perché è una delle condizioni perché l’edificio nuovo che stiamo costruendo, portando avanti l’esperienza del passato e superandone i limiti, possa poggiare su delle basi solide. In questo modo avremo reso davvero vivi i principi della Costituzione dando, all’Italia delle autonomie e alla Repubblica nella sua unità e indivisibilità, la prospettiva che intendiamo possa essere coltivata dalle nuove generazioni”.

Per tutte queste ragioni noi tutti dobbiamo essergli grati: se questi festeggiamenti hanno fatto crescere in tutti noi il sentimento non retorico di attaccamento alla patria ed una maggiore consapevolezza circa il ruolo e l’impegno che ciascuno di noi ha verso il Paese, va riconosciuto al Presidente Napolitano il merito di questa sapiente azione pedagogica, storica e politica insieme.

Concludo citando ancora il Capo dello Stato che nel discorso tenuto il giorno del Centocinquantenario davanti alle Camere riunite ha formulato una sorta di preghiera civile, un auspicio condiviso da chi ha a cuore le sorti del Paese e che faccio anche mio, affermando: “Reggeremo in questo gran mare aperto alle prove che ci attendono, come abbiamo fatto in momenti cruciali del passato, perché disponiamo anche oggi di grandi riserve di risorse umane e morali. Ma ci riusciremo ad una condizione : che operi nuovamente un forte cemento nazionale unitario, non eroso e dissolto da cieche partigianerie, da perdite diffuse del senso del limite e della responsabilità. Non so quando e come ciò accadrà; confido che accada; convinciamoci tutti, nel profondo, che questa è ormai la condizione della salvezza comune, del comune progresso”.

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Eugenio

3 Comments

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  • gentile Sindaco. Belle iniziative, per carità….ma che GRANDE DELUSIONE scendere in strada ieri sera alle 20.30 e trovare le luci di Cernusco accese…proprio durante l'Ora della Terra. Che peccato, davvero. Una bella occasione sprecata.

    roberta 11 anni ago Reply


    • Cara Roberta, per la verità anche il nostro Comune ha aderito all'Ora della Terra – come pure in precedenza a "M'illumino di meno" – e all'ora stabilita abbiamo spento le luci di Villa Greppi (il Municipio, in piazza Unità d'Italia) e dei giardini comunali. Certo, non sono state spente le luci di strade e piazze, ma del resto anche a Roma sono state spente le luci del Colosseo e di qualche altro monumento, ma non degli spazi dove la gente si trova e circola. Ci sono anche comprensibili ragioni di sicurezza. Però c'eravamo anche noi! 🙂

      Eugenio Comincini 11 anni ago Reply


  • caro sindaco….ma io ero lì!!! mi sta dicendo che non ero "sincronizzata"? uff……
    beh allora PECCATO non aver visto il momento dello spegnimento. e grazie…..

    roberta 11 anni ago Reply


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