Ci rialzeremo, insieme!

Ieri mattina scrivevo sulla mia bacheca Facebook:

“La politica è un po’ come la vita; ci sono giornate (e periodi) bui e tempestosi e poi, d’improvviso, il giorno dopo soffia un vento che fa tornare il sereno. A volte spunta pure l’arcobaleno, segno di speranza. :-)”

Le cose nella giornata sono andate in maniera profondamente e drammaticamente diversa. Altro che arcobaleno… Non c’è dubbio che il PD abbia toccato il punto più basso e vergognoso della sua pur breve storia; non c’è dubbio che le istituzione del Paese siano state follemente sottoposte ad uno stress insensato; non c’è dubbio che si siano dati ai cittadini altri velenosi argomenti e ragioni per allontanarsi ancora di più dalla politica. Ce n’è abbastanza per dover chiedere scusa agli italiani.

Io però continuo a pensare che la politica sia davvero come la vita: finché non muori devi sempre avere la speranza di rialzarti, anche dalle più rovinose cadute; se poi hai la fortuna di trovare qualcuno che ti aiuta a rialzarti, allora è anche più bello. E continuo a pensare (anche se qualcuno mi darà del pazzo…) che la politica è una cosa bella, che è l’unico strumento che abbiamo per costruire un futuro diverso e migliore, è l’unico strumento per costruire un futuro di speranza per i nostri figli e per chi verrà dopo di noi. La politica non è cattiva in sé: prende le forme e le sembianze delle persone che di volta in volta la incarnano. Oggi ci sono in giro troppe persone inadeguate, gente vigliacca: ma io conosco un sacco di uomini e donne, a tutti i livelli, davvero eccezionali! E sono molti di più di 101 traditori o di molti altri inadeguati. Non avrei speranza che si possa migliorare se non avessi in mente tutti questi buoni esempi.

Io la voglia di lavorare per questo Paese – nonostante tutto – non l’ho persa e so che come me, ad ogni livello (anche i più alti), ci sono ancora tante persone appassionate di politica, con grande senso di responsabilità, fiducia nel futuro, desiderose di potersi mettere al servizio di altri. Ci rialzeremo, insieme; ne sono certo. Come è accaduto tante volte nella vita mia e di molti altri.

 

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Eugenio

4 Comments

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  • L’attuale situazione italiana, l’avvilente ginepraio del quale è artefice la mala gestio politica e vittime i cittadini, dovrebbe istintivamente portare i non addetti ai lavori ad essere ulteriormente distanti e disgustati dai movimenti politici.
    Accade proprio in questi momenti, però, che chi si sente poco rappresentato e ha a cuore la cosa pubblica e il bene del Paese, possa spingersi a saltare l’ostacolo verso l’impegno attivo.
    Per fare politica occorre una cassetta degli attrezzi molto fornita: background valoriale, capacità di mediazione, visione e amore per il futuro delle nostre Comunità.
    Credo, d’altra parte, vi sia in questo momento parecchio disorientamento: non solo siamo lontani anni luce dai meccanismi identitari legati a Destra, Centro e Sinistra ma si fa fatica persino a comprendere quali siano i comuni valori in un Partito dalle molteplici anime, chiamato ora come non mai a rappresentare una alternativa credibile alle Destre e che si scopre diviso, riottoso, vulnerabile.
    L’unico modo che ha il PD per non implodere è capire dove si vuole arrivare e con quali mezzi; aprirsi alla società civile, acquisendo gli anticorpi per debellare il male che lo sta divorando dentro, prima che sia troppo tardi.
    Lo deve fare per se stesso e per l’Italia.

    Giuseppe 9 anni ago Reply


  • Giuseppe,
    sono belle parole, certamente saranno in buona fede e animate da voglia di fare qualcosa di positivo.
    Perdonami però, se ti faccio notare che sono parecchio vaghe.
    Perchè, perdonami, ma “aprirsi alla società civile” è qualcosa sulla bocca di tutti di questi tempi, ma nessuno sa bene cosa c’è dentro, se è vero che si va dalla “rivoluzione civile” di Ingroia-Di Pietro-RC alla “scelta civica” di Monti-Casini-Fini.
    Per non parlare del “background valoriale” e dell’amore per la comunità, un bellissimo contenitore sul quale tutti sono d’accordo, ma in cui ciascuno mette dentro ciò che vuole.
    Quindi, permettimi, ma cerchiamo di parlare più terra-terra.
    Sinistra=tutela dei lavoratori, difesa dello stato sociale e del ruolo dello stato nella ridistribuzione della ricchezza, attraverso la garanzia dei servizi indispensabili a tutti i cittadini. Questo, più o meno, dovrebbe essere il criterio del PD davanti ad ogni decisione.
    Questo avrebbe dovuto anche essere il criterio per i corrispondenti partiti spagnoli e francesi di sinistra, che si sono trovati al governo in momenti diversi in questi anni. Ma Zapatero prima, e Hollande poi, hanno clamorosamente fallito a riguardo, al di là dei proclami elettorali. E i consensi persi stanno lì a testimoniarlo.
    Perchè hanno fallito? Ma perchè non avevano i mezzi economici per farlo! E tutto grazie all’ideologia del vincolo esterno (leggi: permanenza nell’euro), che impone univoche scelte di bilancio e ricette neoliberiste per le economie.
    E, perdonatemi lo sfogo, è molto bello e “de sinistra” parlare di unioni omosessuali, accanimenti terapeutici e chi più ne ha più ne metta. Però c’è che con queste cose non si mangia.
    E oggi in Europa (Grecia, Spagna, ma anche Italia ormai) il problema è anzitutto tirar la fine del mese, spesso senza un lavoro.
    Allora bisogna rompere questo modello economico e sociale, che si mostra giorno dopo giorno sempre più fallimentare, sia a livello di costo sociale (basta pensare ai bambini denutriti in Grecia o ai numeri della Caritas spagnola e italiana), sia a livello di performance economica, con la zona euro in recessione che trascina al ribasso l’economia mondiale.
    E bisogna romperlo “whatever it takes” per dirla alla Draghi, compresa l’opzione di mandare a casa Draghi stesso. Bene intendenti pauca.

    Ugo 9 anni ago Reply


    • Ciao Ugo,
      hai rovesciato sul tavolo così tanti temi che faccio fatica a risponderti in modo organico.
      Cerco, in estrema sintesi, di esporre soltanto alcune considerazioni:
      – la leadership politica italiana ha per buona parte fallito: quando in una azienda privata si commettono errori e non si raggiungono gli obiettivi concordati, ci si mette da parte o si è esautorati; a maggior ragione, se si fallisce mettendo a repentaglio il futuro delle nuove generazioni, si dovrebbe avere il buon gusto di farsi da parte;
      – fare politica significa banalmente migliorare il domani, come? Nella maniera che si ritiene più opportuna, in base alla propria cultura, ai propri valori e alla visione del futuro; io, ad esempio, non prenderei neppure in considerazione l’uscita dall’Euro (le motivazioni mi sembrano ovvie) anche se concordo con chi afferma che la Finanza è parte in causa del collasso micro/macro economico e del degrado sociale cui assistiamo (va quindi rimesso mano al sistema vigente di regole).
      Rispetto, più in generale, al modello economico e sociale europeo, va ripensato di molto: quello che danneggia l’Europa (moltissimo l’Italia) è l’incapacità di prendere decisioni definitive e organiche. Il Giappone, ad esempio, dopo anni di deflazione ha puntato sulla strategia della immissione di liquidità per dare uno shock all’economia: la si può condividere o meno ma è una pur sempre una azione decisa e pensata.
      Per risolvere i gravi problemi che affliggono le nostre Comunità non ci sono ricette preconfezionate: la dialettica e il confronto devono però portare gli elettori a poter scegliere le persone di cui fidarsi.
      Siamo sul ciglio di un burrone ma possiamo ancora cavarcela…

      Giuseppe 9 anni ago Reply


      • Grazie Giuseppe della risposta.
        Con riferimento alle tue considerazioni:
        – hai sicuramente ragione sul fatto che, chi ha fallito, dovrebbe mettersi da parte. Preferirei però smitizzare un pò il discorso “in un’azienda privata chi ha fallito…” perchè purtroppo non sempre è così. Oggi, l’essere adultore di chi sta sopra e disposto a qualunque cosa, spesso moralmente disprezzabile, paga al di là dei meriti o demeriti personali.
        Mitizzare l’efficenza del privato e del libero mercato è il primo passo per dare addosso a tutto ciò che è Stato, abitudine (deleteria) molto in voga oggi.
        – Certamente saprai che è impossibile aggregare un partito intorno al proprio bagaglio di cultura, valori e visioni del futuro, perchè la conseguenza è la creazione di 1 partito per ogni testa. Preferirei che si partisse da alcuni valori e/o criteri condivisi. Nel post precedente te ne ho proposto qualcuno.
        – Leggo che non prenderesti in considerazione un’uscita dall’euro per “ovvi motivi”. Ho l’impressione che questa convinzione sia più basata sul comune sentire che su una scelta ragionata. Oggi, alcuni tra i maggiori economisti mondiali (i premi nobel Krugman e Stiglitz, per esempio) si sono esplicitamente espressi in questo senso. La cosa “divertente” che ho scoperto di recente, è che, anche decine di anni fa, i migliori economisti dell’epoca avevano avanzato, con largo anticipo, la stessa opinione e le stesse critiche alla creazione della zona euro. L’unione monetaria, come è sotto gli occhi di tutti ormai, non solo sta deteriorando le singole economie, ma sta anche inasprendo i rapporti tra gli stati membri, con la cancelliera tedesca che si vede sventolare svastiche e sue caricature coi baffetti in Grecia, a Cipro e non solo.
        L’esempio che porti (il Giappone che esce dalla stagdeflazione con politiche monetarie aggressive) oggi è impossibile per l’Italia, che non ha sovranità in questo senso, e che è costretta ad applicare l’economia monetaria congegnale ai fratelli creditori più importanti, al secolo Germania, Svezia, Austria e soci.
        Ma questo è uno dei difetti di fondo di un’unione monetaria in un’area non ottimale: i cicli economici dei diversi paesi non possono essere sincronizzati e, per dirla all’americana, one size does not fit all.
        In conclusione: possiamo fare benissimo le anime belle dicendo: la crisi è complessa, ci vuole una soluzione condivisa, servono dialettica e confronto… Ma come tu hai detto il burrone è lì, le motivazioni per cui ci siamo arrivati sono ormai ovvie a chi vuole vedere, e sarà meglio che ci si muova anzichè continuare a discutere.
        D’altra parte la soluzione, alla fine, è talmente ovvia e implicita, che viene data per scontata ogni volta che una nazione vede il suo settore bancario andare in crisi.
        Tutte le volte che Cipro, la Grecia, la Slovenia, etc si sono trovate in difficoltà, sono arrivati gli “aiuti” (condizionati), per far fronte all’emergenza… e per scongiurare l’uscita di questi paesi dall’euro.
        Per cui – lo si vede benissimo – tutti danno per scontato che, quando si tocca il fondo, la soluzione c’è. E’ solo che, al momento, è stata sempre “scongiurata”.
        Resta da vedere quante altre volte sarà possibile farlo, prima che i contribuenti tedeschi si mettano definitivamente di traverso.

        Ugo 9 anni ago


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