Sulla Grecia

Ieri ho scritto su Facebook un post dal tono volutamente sarcastico sulla questione della Grecia, dell’elevatissimo rischio default e quindi uscita dall’euro. In molti hanno apprezzato e quindi condiviso il senso del post, ma tanti altri non hanno né gradito il tono usato né condiviso il messaggio di fondo.
Sul tono usato ho già scritto in un commento a quel post che non era mia intenzione né offendere né irridere in alcun modo il popolo greco.

Ora vorrei spiegare la mia posizione, riassunta nel post sarcastico, ma che evidentemente necessita di spazi adeguati per esplicitarsi e consentire un confronto nel merito dei problemi.

Anche a me sta a cuore il futuro dei greci e non posso non essere colpito dalle sofferenze che oggi patiscono: è interesse di tutti non arrivare al default della Grecia.

È proprio per questo che reputo un suicidio politico la scelta del Governo greco di abbandonare il tavolo delle trattative e “rimettersi” agli elettori. Aver deciso di abbandonare il negoziato e di sottoporre agli elettori con un referendum la proposta dei creditori della Grecia è un clamoroso errore:
  • perché il voto avverrebbe dopo la scadenza che definisce il default (30 giugno);
  • perché il livello di complessità della situazione esige maggiore responsabilità da parte dei governanti, e non uno scaricare sul corpo elettorale la difficile decisione;
  • perché se il corpo elettorale dovesse dire no ai creditori (e sì a Tsipras) la Grecia uscirebbe comunque dall’euro, perché non pagherebbe (entro il 30 giugno) i propri creditori, con conseguenze pesanti per tutti, primi i greci, ma certamente anche per gli altri europei;
  • perché se il corpo elettorale dovesse dire sì ai creditori (e no a Tsipras) il premier greco si indebolirebbe notevolmente da un punto di vista politico e la sua preziosa azione verso una mitigazione dell’austerità verrebbe immediatamente fermata.

La Grecia non è un Paese del Terzo Mondo e il tema del condono del debito è insensato porlo. L’unica (UNICA) scelta sensata e coraggiosa che il governo greco può e deve fare è sedersi nuovamente al tavolo negoziale e cercare insieme la soluzione. Nella consapevolezza che se non vuole imposizioni, non potrà comunque ricevere regali, poiché la situazione della Grecia è e resta pesante. E lo è non (solo) per la corruzione o l’inadeguatezza prolungata della loro classe dirigente, che li ha portati a questo livello di insostenibilità finanziaria, ma perché nel tempo sono state compiute scelte irresponsabili di cui però hanno beneficiato molti greci, ai quali – evidentemente – stavano bene le scelte compiute. Ricordate quando in Italia, nel settore pubblico, si poteva andare in pensione con 18 anni, 6 mesi e 1 giorno di lavoro? Un crimine contro le future generazioni, certo voluto da governanti preoccupati del consenso immediato e non certo di quello futuro, ma di quelle scelte hanno beneficiato tantissimi italiani che si sono guardati bene dal condannare l’opportunità. Però l’Italia ha saputo sapientemente mettere mano al proprio sistema pensionistico per tempo, con scelte anche dolorose, ma che oggi rendono il sistema decisamente più sostenibile.

E la Grecia?

In Grecia i dipendenti pubblici possono ancora andare in pensione prima dei 55 anni e questa possibilità costa circa 1,5 miliardi di euro l’anno (quasi un punto di PIL ellenico).

E più in generale il sistema pensionistico greco si regge per quasi metà delle sue entrate dai trasferimenti integrativi dello Stato, pari a circa 13 miliardi di euro annui.
Poco meno di un greco su sei fra i 50 e i 59 anni percepisce una pensione, un rapporto quattro volte più alto della media europea e inferiore solo a quello di Turchia, Croazia e Slovenia.

Alcuni sostengono che anziché occuparsi di ristrutturare il sistema pensionistico sia più opportuno combattere la corruzione nel settore degli appalti pubblici, per liberare risorse rubate al Paese. Come ha però scritto il blogger e analista finanziario greco Manos Schizasin un interessantissimo, lungo e approfondito intervento sulle pensioni greche, “la somma che lo Stato trasferisce agli enti previdenziali per rimpinguare le loro casse (13 miliardi di euro all’anno), è molto, molto più alta di tutti i soldi (appena 8 miliardi di euro nel 2014) che vengono spesi in appalti e forniture per la pubblica amministrazione, fino all’ultima graffetta. E mentre non tutti i soldi spesi per appalti e forniture sono spesi inutilmente o finiscono in tangenti, i soldi spesi per coprire il buco degli enti previdenziali vanno tutti alle persone sbagliate, visto che per esempio non possono accedervi i giovani disoccupati. Il risultato è che la Grecia, usando la spesa sociale, potrebbe tirar fuori dalla povertà più persone di quelle che tira fuori attualmente, ma sceglie di non farlo. Perché un Governo di sinistra non si preoccupa di questo?”.

In aggiunta ai temi pensionistici non va taciuto che la Grecia ha in Europa la più alta spesa militare in rapporto al PIL (circa 3%): questa scelta politica non ha nulla a che fare con povertà, pensionati e salari e necessita di essere trattata (pur con tutte le complicazioni e la delicatezza del caso).

Non si può non riconoscere che non si siano ancora fatti tutti i compiti a casa.

L’Europa e i creditori chiedono – a mio avviso correttamente – di aggiustare queste situazioni sperequate (molto spesso a favore dei redditi più alti) al fine di recuperare risorse sia per migliorare i conti pubblici, sia per aiutare chi oggi in Grecia sta peggio (la Commissione europea ha invitato la Grecia a razionalizzare gli strumenti esistenti e a introdurre un reddito minimo garantito).

Impossibile togliere questi privilegi per fare meglio e di più?

Come ha scritto Maurizio Ferrara pochi giorni fa sul Corriere, “Tsipras e Varoufakis fanno prediche «di sinistra» quando parlano all’Europa, ma in casa propria sono schierati a difesa di uno status quo che avvantaggia selezionate categorie di lavoratori del settore pubblico, altamente sindacalizzate, e del mondo delle professioni (piccole e grandi).”

Voglio sperare che chi guida la Grecia vorrà già nelle prossime ore tornare al tavolo delle trattative per trovare una soluzione equa al problema del debito ellenico: servono coraggio e serietà, perché chi ha prestato soldi alla Grecia ha tutti i diritti di vederseli rimborsati alla scadenza, chi li ha usati male ha sulla coscienza la vita e il futuro di moltissime persone che oggi soffrono e chi guida oggi il Paese ellenico ha il dovere di fare il possibile perché non sprofondi nel baratro. E per evitare tutto questo non c’è da passare da un referendum per il quale, per votare informati, tantissimi cittadini greci dovrebbero leggersi un sacco di carte: c’è da risedersi al tavolo delle trattative per ottenere allungamenti sui pagamenti e al contempo attuare riforme necessarie e non certo draconiane, ma eque. I privilegi non piacciono a nessuno. Soprattutto se fanno morire uno Stato e le persone che lo compongono. La responsabilità esige la capacità di farsi carico dei pur gravi problemi del proprio Paese: scaricare il tutto in maniera demagogica ammazza la politica quanto la ammazza la corruzione.

In tema di responsabilità la classe politica greca ha falsificato i conti per anni: se fosse un’azienda andrebbe condannata per bancarotta fraudolenta. Le responsabilità della classe politica ricadono però almeno in parte anche sui cittadini che per anni l’hanno votata e non l’hanno controllata a sufficienza: ogni comunità è fautrice del proprio destino attraverso la scelta della classe dirigente cui delega le decisioni e attraverso il controllo che pone in atto sul lavoro che viene svolto nell’interesse pubblico.

Vale la pena ricordare – per onestà intellettuale – che quando si condanna giustamente la corruzione politica bisogna ricordare che che a fronte di un politico corrotto c’è sempre un cittadino corruttore. Se prendiamo poi il tema dell’evasione  fiscale è evidente che prima ancora che problema politico questo è un problema civico, di civismo, di comprensione della responsabilità che ognuno deve avere verso la comunità nella quale si vive.

Tutto ciò vale per la Grecia, per l’Italia e per ogni Paese del mondo.

Alcuni sostengono che l’Italia farà la stessa fine della Grecia… Trovo queste considerazioni frutto di grande disinformazione e della cattiva pratica nazionale del dover giocare al “tanto peggio, tanto meglio”. L’Italia non è certo un Paese perfetto, ma ha fondamentali macroeconomici profondamente diversi da quelli greci, ha saputo mettere mano al sistema pensionistico, ha un sistema di welfare diversificato, ha un sistema sanitario che funziona in larga parte. Il nostro debito è altissimo, vero, ma per 19 volte negli ultimi 20 anni i bilanci dello Stato hanno prodotto un avanzo primario (mentre importanti Paesi europei hanno totalizzato 7 disavanzi in 20 anni). L’Italia sta ancora facendo i compiti a casa: ma li sta facendo, con sacrificio. La condizione dei nostri conti e la natura dei nostri problemi è molto differente da quella greca. Chi accomuna le due situazioni mente. Mi sembra di sentir parlare i detrattori di Expo: tutti pronti a dire peste e corna dell’evento che avrebbe fatto fare all’Italia la più grande figuraccia mondiale degli ultimi decenni, e poi? Cosa è successo? Il primo maggio Expo ha aperto i battenti e tutti stupiti a vedere che ancora una volta ce l’avevamo fatta. Certo: per quelli che più o meno consapevolmente tifano perché l’Italia affondi queste considerazioni non piaceranno. Ma l’Italia non è la Grecia.

Quindi sbaglia tutto la Grecia? No di certo: l’Europa ha le sue responsabilità nel non essere stata capace di definire per tempo migliori condizioni per la crescita degli Stati membri. Su questo i capi di Stato e di Governo dell’Unione devono impegnarsi di più e recuperare tempo perso; devono allentare la morsa dell’austerity; devono ritornare alle ragioni solidaristiche che videro creare la Comunità Europea nel 1957. Tutto questo però non giustifica né assolve la Grecia dalle proprie mancanze.

La sofferenza e l’indigenza che una quota importante della popolazione greca sta vivendo esigono che si faccia presto: Grecia ed Europa devono tornare velocemente al tavolo, nell’interesse di tutti. E questo, oggi, lo deve volere Tsipras.

Voglio bene all’Europa: la mia tesi di laurea l’ho fatta sul deficit di democrazia delle comunità europee e su queste tematiche ho lavorato e approfondito gli studi. Solo tenendo insieme responsabilità e solidarietà l’Europa potrà avere un futuro.

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Eugenio

2 Comments

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  • Caro Eugenio,
    concordo con te: da parte di Tsipras, fare il Ponzio Pilato e affidare agli elettori una scelta che ha già il mandato di prendere (ricordiamo che sulla base del programma con cui è stato eletto, l’assurdo accordo proposto dalla troika è da rigettare senza se e senza ma). Concordo anche che l’Italia non è la Grecia, per fortuna. Quella che per loro è una medicina amarissima da bere (il Grexit) per noi sarebbe invece un ritorno alla prosperità e alla crescita. Un ritorno vero, non come quello promesso e previsto da TUTTI i governi dal 2011 in poi, e finora mai realizzato (e non mi raccontate che un 0,3% è una crescita vera).
    Per tutto il resto, non ci siamo. Siamo ancora alla retorica dei “compiti a casa”?
    La Grecia è nella situazione in cui è ANCHE A CAUSA dei “compiti a casa” che ha obbedientemente eseguito. Privatizzazioni? Fatte, miglioramenti di competitività nessuno. Diminuzione stipendi? Fatte. Austerità draconiana? Fatta e il mercato interno si è sgonfiato. Non lo dico io: lo ammette lo stesso FMI di aver sbagliato, salvo poi ritornare alla carica per i nuovi memorandum.
    Sostenere che la Grecia possa sopportare da qui in avanti avanzi primari che vanno dal 2 al 4,5% è semplicemente criminale.
    Inutile porre la questione “se” sia giusto che la Grecia faccia default: la Grecia è già fallita comunque, dentro o fuori dall’euro. Ed è fallita, non per la prima volta, proprio DA QUANDO e PERCHE’ ci è entrata.
    Negarlo ancora è estremamente pericoloso, come è pericolosa una qualsiasi negazione della verità su larga scala.
    La Grecia è fallita perché all’inizio degli anni 2000 le banche tedesche e francesi l’hanno inondata di prestiti, pubblici e privati.
    In questo modo ne hanno gonfiato l’economia in maniera sconsiderata, salvo defilarsi all’insorgere della crisi del 2008-2009.
    Queste banche, che sapevano BENISSIMO che era enorme il rischi di prestito a un paese in enorme deficit con l’estero NON avevano alcun diritto a riavere indietro tutti i prestiti, per il semplice motivo che questo è un rischio, e sono le regole del gioco. Purtroppo però, queste banche i soldi indietro li hanno avuti, perché nel 2011, in Italia per interposto governo Monti, questi prestiti sono stati accollati alle “istituzioni” che, fingendo di “salvare” la Grecia (che è talmente salva che 4 anni dopo è devastata e sull’orlo dell’implosione economica, sanitaria, politica e sociale) hanno in realtà salvato i suoi creditori, accollando ai contribuenti dell’eurozona i debiti inesigibili. Non mi sto inventando nulla, sono cose tranquillamente pubblicate dal sole 24 ore.
    Il problema vero ora è uno: che la troika è vittima delle sue bugie, secondo le quali le colpe sono della Grecia che non fa “i compiti a casa” e dei Greci che sono spendaccioni e irresponsabili. Quindi alla Grecia non può fare concessioni.
    Ma Tsipras è prigioniero delle sue stesse bugie: ha promesso ai Greci che li avrebbe tenuti nell’eurozona, ma avrebbe finito l’austerità. Ma l’eurozona E’ l’austerità, e Schauble glielo ha pure detto chiaro e tondo. E ora che può fare Tsipras, chiedere di concordare un’uscita, dopo aver detto che non serviva e che sarebbe stata una vergogna?
    E quindi?
    E quindi finirà come deve finire: l’eurozona è un esperimento fallito, nei numeri, nello spirito, nella teoria e nei fatti.
    L’euro, come tutti i prodotti umani, è totalmente reversibile e non potrà che andare in pezzi, schiacciato sotto il peso dei suoi enormi errori costruttivi.
    Ormai lo sanno tutti gli attori principali (Syriza, il governo Merkel, il FMI; la BCE, ecc) e stanno semplicemente cercando di non vedersene addossare la responsabilità.
    Per questo, invece di essere smantellato in maniera coordinata, andrà in pezzi in maniera incontrollata, dolorosa e caotica.
    Ma è l’unico esito possibile e l’unica cosa che permetterà alle attuali insostenibili tensioni di scaricarsi. Che ci piaccia o che non ci piaccia.

    Ugo 6 anni ago Reply


  • Una cosa ancora Eugenio,
    vedo che in così tanti si permettono con estrema leggerezza di addossare colpe alla Grecia, un paese che all’interno della moneta unica sta letteralmente morendo di fame e di mancanza di cure.
    Per ristabilire un po’ di verità su questa VITTIMA, vorrei contrapporre a quelli che “i greci vanno in pensione presto, i greci hanno truccato i conti e ci hanno fregato” ecc., un po’ di fact checking, se non vi dispiace.
    Giusto perché preferisco stare dalla parte delle vittime che degli aggressori.

    Per esempio:

    Vladimiro Giacchè sul Fatto Quotidiano e su A/Simmetrie (dieci punti veloci e interessantissimi):
    http://www.asimmetrie.org/media/i-greci-sono-tutti-cosi-pigri-come-dicono/

    Alberto Bagnai su Goofynomics (analisi ampia e dettagliata):
    http://goofynomics.blogspot.it/2015/01/cosa-sapete-della-grecia-fact-checking.html

    Karl Whelan (altrimenti qualcuno pensa che sono solo bizzarre opinioni di strani italiani):
    https://medium.com/bull-market/the-ft-lets-itself-down-again-francesco-giavazzi-on-greece-92988bc675eb

    Buona lettura.
    La verità vi farà liberi.

    Ugo 6 anni ago Reply


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