Addio a Giovanni Farina, uomo buono a cui Cernusco, e io, dobbiamo molto

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Addio a Giovanni Farina, uomo buono a cui Cernusco, e io, dobbiamo molto

L’improvvisa morte di Giovanni Farina mi ha scosso e rattristato. Oltre ad essere stata una “figura storica della politica, dell’associazionismo e del mondo cooperativo cernuschesi” – così come ha ben sintetizzato il Sindaco Zacchetti nel suo ricordo –, per me è stata una figura di riferimento speciale nel mio percorso di avvicinamento alla politica e di impegno diretto.

Innanzitutto per me è stato (e resta) “IL” Sindaco: ricordo che da bambino, anche in casa, ci si riferiva a lui come a “el sindic”, pure dopo aver terminato i suoi due mandati. Credo che sia stato per me il primo riferimento visivo e concreto di cosa significasse essere impegnati in politica. Anche quando andavo a messa mi capitava spesso di vederlo seduto – sempre nel transetto davanti all’altare dell’Assunta, insieme a sua moglie – e mi dicevo: “ecco là il sindaco”. Sotto la sua Amministrazione si sono poste le solide basi della Cernusco di oggi, fatta di un centro storico recuperato, abitato e valorizzato – spesso invidiato – e con tanto verde intorno; una città che ha saputo darsi per lungo tempo uno sviluppo urbanistico armonico, policentrico, con una ampia area industriale ben differenziata dal centro abitato. Alla sua Amministrazione si devono, fra le tante opere, la nuova sede comunale di Villa Greppi, i due poli scolastici di via don Milani e via Mosè Bianchi, la piscina comunale ed il centro sportivo di via Buonarroti, il ricordo dei Martiri di Marzabotto con il monumento di Andrea Cascella (prima collocato nel parco di via Buonarroti e oggi nella rotonda fra le vie Verdi, Cavour e Mazzini).

Ricordo che nel 1991 entrai giovanissimo (18 anni) a far parte della Commissione Ecologia del Comune (allora aperta alla collaborazione di esterni al Consiglio comunale, mentre dalla riforma del 1993 riservata – come tutte le commissioni – solo agli eletti). Lui era assessore all’urbanistica e all’ambiente. Al termine di una delle sedute della Commissione, scendendo dalle scale di Villa Greppi, mi chiese come stesse mia mamma, all’epoca già malata: gli risposi e come sempre mi rivolsi a lui dandogli del lei, con “dottor Farina”: in quell’occasione mi invitò a dargli del tu; non fu facile per me adeguarmi, ma ne fui felice.

Quando nel 1992, dopo i fatti di Tangentopoli e le conseguenze che se ne ebbero, ci fu il congresso locale della DC, noi giovani tentammo di ribaltare i vecchi equilibri e le vecchie logiche: presentammo una nostra lista e chiedemmo a lui di essere il nostro candidato segretario, non trovando nessuno di noi adeguato al ruolo. Giovanni accettò: la lista andò bene e vinse il congresso, ma per l’elezione del segretario fu necessario il ballottaggio e non riuscimmo a farlo eleggere. Ma ci rimase vicino, senza mai voler apparire come “pater” di quella nostra esperienza, ma a disposizione per consigli.

Quando decisi di fare l’obiettore di coscienza e svolgere il servizio civile, ne parlai con don Luigi Caldera e lui mi consigliò di confrontarmi con Giovanni Farina. All’epoca (era il 1996) stava per aprire La Parolina, struttura residenziale per disabili gravi e gravissimi e Giovanni, da presidente dell’Anffas locale, aveva seguito tutti i passaggi che ne avevano permesso l’apertura: dalla donazione della famiglia Lucioni alla riqualificazione dello stabile in accordo con l’Amministrazione comunale di Paolo Frigerio, dalla ricerca di una cooperativa che la gestisse (la Punto d’Incontro) alle pratiche con la Regione per l’avvio della struttura accreditata. Le famiglie dell’Anffas devono tantissimo al suo instancabile impegno: senza di lui, senza la sua caparbietà ed esperienza di alto dirigente finanziario di una grande multinazionale, quella realtà non avrebbe mai visto la luce. Ci accordammo per l’impegno da obiettore di coscienza e nel giugno 1997 iniziò la mia esperienza, in concomitanza con l’apertura vera e propria della struttura. Furono 10 mesi straordinari: e ancora oggi sono grato a Giovanni per avermi dato la possibilità di conoscere più da vicino una realtà – quella della disabilità – che resta uno scrigno di diversi sentimenti e passioni. Mi ha sempre colpito il fatto che Giovanni si sia messo a completo servizio di questa dimensione senza avere un diretto “interesse”, senza avere un personale “bisogno”: non aveva familiari disabili e il suo gratuito e generoso impegno risulta ancora più grande. Giovanni si è fatto vicino alle famiglie di Anffas e della Parolina, alle quale ha proprio voluto bene! Quell’amore bello e vero: perché sincero e gratuito, senza tornaconti.

Giovanni è stato anche socio della Constantes ed esponente della Banca di Credito Cooperativo di Cernusco (oggi fusasi nella BCC Milano), che ancora oggi è il mio datore di lavoro: ne è stato socio, consigliere di amministrazione e vice presidente. Preciso, rigoroso, attento, le sue considerazioni e le sue valutazioni erano sempre ben fondate.

Nel 2002, quando venni eletto in consiglio comunale, con Paolo Della Cagnoletta svolgevamo il nostro ruolo di opposizione, ma senza aver avuto esperienza amministrative. Giovanni si rese disponibile ad accompagnarci in una migliore conoscenza del bilancio, per capirne le dinamiche ed essere in grado di presentare degli emendamenti. Ricordo ancora le riunioni a casa sua, la sera, e la sua forte contrarietà all’uso che all’epoca si faceva degli oneri di urbanizzazione per finanziare la spesa corrente. Una lezione che poi da sindaco ho messo in pratica con la mia giunta e l’impegno dell’assessore Maurizio Rosci, azzerandone l’utilizzo.

Nel 2006 venne decisa la mia candidatura a sindaco alle elezioni comunali che si tennero nel 2007: Giovanni si rese subito disponibile a sostenermi, presentandomi ai suoi contatti, aiutandomi con il sostegno di alcune figure della città, impegnandosi direttamente in piazza con i volantinaggi, organizzando incontri nelle case di amici o alla sede del comitato elettorale in via Bourdillon. Il suo diretto sostegno fu per me un regalo straordinario, di cui sono ancora oggi grato e orgoglioso: il “mio” sindaco (ognuno di noi ha un sindaco a cui è più legato…) che mi aiutava ad assumere la carica che lui rivestì per 10 anni.

Mentre ero sindaco Giovanni è stato prezioso consigliere e motore di almeno due importanti progetti. Il primo è quello relativo al nuovo centro natatorio (oggi Enjoy Center) nato dal suo stimolo ad andare a vedere e replicare una felice esperienza di Lodi, ove era stata creata una specifica vasca per la riabilitazione delle persone con disabilità: da quella intuizione è poi nata l’idea del completo rifacimento della piscina comunale (che per altro aveva realizzato la sua Amministrazione, a fine anni ‘70, tra i primi in provincia di Milano). L’altro progetto riguarda la presa in carico delle persone con disabilità, sfociato poi nel “PUAD”, punto unico di accesso per le persone con disabilità, innovativo servizio, nato per la prima volta in Lombardia, seguito dall’assessore Rita Zecchini e dal consigliere Dario Viganò con il supporto ed il sostegno di Giovanni e Anffas.

Ho avuto modo di confrontarmi con lui numerose volte nei miei anni di impegno politico: è sempre stato un esercizio utile. Ci siamo visti l’ultima volta un mese fa, quando sono andato a fargli visita. Anche in quella occasione abbiamo parlato di ciò che stavamo vivendo, così come di alcuni temi politici e anche di questioni specifiche legate al Terzo Settore. Proprio lunedì ho presentato un emendamento al DL Ristori frutto di alcune osservazioni sul Terzo Settore che mi aveva fornito Giovanni in un suo ultimo messaggio: non glielo avevo ancora scritto o comunicato. 

Voglio infine ricordare un suo pensiero ricorrente: coscientemente e volutamente si riferiva a Cernusco come “paese”, non come “città”: per lui la dimensione della comunità e delle relazioni che la rendono viva era meglio sintetizzata dal primo termine; in un paese i rapporti sono più stretti e veri, ci si conosce, ci si aiuta. Io credo che Giovanni abbia cercato, in tutta la sua vita, di rendere vero e concreto questo suo convincimento, dando il suo fattivo contributo perché questo suo sogno si avverasse nella vita quotidiana. Forse anche per questo suo radicato convincimento non ha mai voluto impegnarsi politicamente ad altri livelli, pur avendone le competenze, le doti, la stima di molti dirigenti di partito e i numeri per ambire ad altre posizioni.

Grazie Giovanni! Grazie di vero cuore per la tua testimonianza di vita, grazie per essermi stato di esempio, grazie per quanto hai fatto per Cernusco, grazie per come mi hai voluto bene e aiutato.

Rinnovo qui la mia vicinanza a sua moglie Adriana, ai figli Andrea e Carlo e ai loro cari.

Con Giovanni Farina alla Parolina, nel 2017, per il 20° anniversario dell’apertura

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Eugenio

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