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Tagli di bilancio e scelte politiche. Il caso dell’assistenza ai ragazzi con disabilità

In questi ultimi dieci giorni il Sindaco e la Giunta sono stati impegnati prima con la maggioranza e poi con la dirigenza del Comune, ad elaborare scelte e strategie per il bilancio del prossimo anno.

Perché già ora? Perché se si vuole approvare per tempo – cioè entro la fine del 2010 – il bilancio per il nuovo anno, è necessario partire con largo anticipo. Avere un bilancio già approvato al 1° gennaio significa far lavorare meglio tutta la struttura e rispondere adeguatamente agli impegni da assumere. Diversamente si va in esercizio provvisorio, con tutti i problemi e i limiti di spesa che ne derivano (si può cioè, per ogni mese, impegnare solo un dodicesimo della spesa effettuata l’anno precedente; ma certi servizi, che durano mesi se non un anno intero, necessitano di impegni di spesa più lunghi di 30 giorni).

Quest’anno la quadratura del bilancio è resa più difficile dalla manovra finanziaria di Tremonti approvata a luglio scorso dal Parlamento, che ha pesantemente tagliato i trasferimenti dello Stato ai Comuni (ma anche alle Regioni e alle Provincie).

Sono consapevole che il bilancio dello Stato necessiti di essere risanato e che tutti devono fare la propria parte; ma insistere sui Comuni (che nel loro complesso hanno un bilancio che non produce deficit e che negli ultimi 10 anni sono stati già fortemente penalizzati) significa infierire sui cittadini, poiché i Comuni sono l’Ente pubblico più vicino ai bisogni delle persone. Tra l’altro non si è neppure fatta distinzione tra i Comuni che sino ad ora sono stati virtuosi (come il nostro) e quelli che hanno avuto buchi di bilancio (come Roma o Catania) che hanno comportato l’intervento dello Stato con risorse aggiuntive.

Le inascoltate proteste dei Sindaci nella scorsa estate hanno portato gli effetti negativi che ci aspettavamo. Nel 2011 la nostra città dovrà fare i conti con 2.400.000 euro in

meno di risorse disponibili e quindi la spesa corrente dovrà essere tagliata di pari importo. Saremo quindi costretti a ridimensionare tutte le spese rispetto a quanto fatto e previsto nel corso di questo 2010.

Voglio subito fare una precisazione, forse un po’ tecnica, ma importante per comprendere come vengono spesi i soldi di tutti.

Il bilancio comunale non funziona come un normale bilancio familiare. Una famiglia, infatti, attinge per tutte le proprie spese dallo stesso conto corrente, sia per comprare un automobile (cioè fare un investimento) sia per comprare la pasta (cioè spesa corrente). Le risorse disponibili su quel conto corrente possono arrivare dallo stipendio, dagli interessi sui BOT, dall’affitto di una seconda casa, ecc.; non importa da dove arrivino quelle risorse: tutte possono essere spese a piacimento.

Il Comune, invece, non può spendere per i servizi ciò che è destinato agli investimenti. Non possiamo ad esempio spendere di meno per le strade allo scopo di garantire l’assistenza, perché non ci è consentito dalla legge utilizzare in modo indifferenziato le diverse risorse disponibili. L’ICI, l’addizionale IRPEF, gli oneri di urbanizzazione, i mutui, ecc. devono finanziare spese specifiche; tali diverse risorse non possono essere destinate a ciò che si vuole, ma hanno una destinazione vincolata: alcune per la spesa corrente, altre per gli investimenti. E i tagli della manovra finanziaria approvata dal Parlamento a luglio incidono sulla spesa corrente, cioè sui servizi da destinare ai cittadini.

Ai Comuni si sono chiesti sacrifici enormi, molto più consistenti di quanto si è chiesto all’Amministrazione centrale dello Stato (Ministeri, Parlamento, Enti vari, ecc.), che ha ridotto la propria spesa con percentuali molto più modeste rispetto a quelle imposte ai Comuni.

L’inizio dell’anno scolastico è stato il primo “banco di prova” degli effetti dei tagli sui servizi comunali. Infatti la scuola ha un periodo di attività (settembre-giugno) sfasato rispetto al bilancio comunale (gennaio-dicembre) e le risorse che possono essere messe a disposizione nel 2011 sono fondamentali per sapere – a settembre 2010 – quali tipi di servizi possono essere attivati per tutta la durata dell’anno scolastico. Abbiamo quindi fatto i nostri conti verificando che, se avessimo applicato il “metodo-Tremonti” (tagli indiscriminati senza badare alla loro finalità), saremmo stati obbligati a destinare ai ragazzi con disabilità il 41% in meno rispetto all’anno scolastico terminato a giugno scorso.

Una scelta che non potevo e non potevamo accettare! Credo che le ragioni siano abbastanza evidenti (e spero condivisibili).

Abbiamo dovuto fare i conti anche con un incremento degli alunni con disabilità (saliti da 65 a 72) e con una crescita del 7% del costo orario degli operatori impegnati nei servizi di affiancamento (dovuta ai legittimi aumenti contrattuali).

Insomma: una situazione davvero difficile da quadrare!

Dalle scuole, nei giorni scorsi, mentre già stavamo recuperando le maggiori risorse da destinare a questi servizi, ci è venuta la richiesta di limitare gli eventuali tagli a un 20% in meno rispetto allo scorso anno scolastico.

Il lavoro condotto con tutta la squadra sul bilancio del prossimo anno, ha consentito di ottenere un primo esito almeno parzialmente positivo, proprio sul fronte dell’assistenza scolastica agli alunni disabili.

Con fatica ma convinzione, abbiamo trovato le risorse necessarie per operare una riduzione che è inferiore al 10% rispetto alle risorse disponibili nello scorso anno scolastico. Ciò garantisce che per tutto l’anno scolastico 2010-2011 – ma anche per quello 2011-2012 – l’assistenza ai ragazzi con disabilità sia garantita in una misura adeguata e dignitosa, con risorse superiori a quelle che la scuola – consapevole delle difficoltà nelle quali si trovano i Comuni – aveva chiesto di stanziare.

Certamente si dovrà fare qualche sacrificio, ma in una misura accettabile e sostenibile. Sono certo che qualcuno non sarà comunque contento: ma di più non si poteva fare, a pena di far sparire altri servizi o altre proposte per la città.

È chiaro che tali scelte rendono necessario tagli più consistenti su altre spese, ma la scelta politica che abbiamo fatto è quella di limitare al minimo i tagli sulle spese che riguardano le persone più deboli, in un contesto di crisi economica che penalizza notevolmente chi già vive grandi disagi.

Sono consapevole che la città è fatta di 30.000 abitanti e che le esigenze sono molto diversificate; forse molti non si interrogano neppure sulle esigenze di chi è più debole. Ma reputo indispensabile che si faccia ogni sforzo per tenere insieme esigenze diversificate. Siamo impegnati per questo: per garantire assistenza a chi ne ha davvero bisogno e per continuare a vivere in una città che sa distinguersi dal circondario, nell’intrattenimento, nelle proposte e nei servizi.

La politica, come sostiene un mio caro amico, la si fa con le risorse disponibili: è un esercizio di realtà, non di lettura del libro dei sogni.

Prossimamente scriverò delle altre scelte che abbiamo fatto per tenere fede ai nostri impegni, pur in questo difficile contesto nel quale i Comuni sono chiamati ad operare. Ma non c’è Tremonti o Berlusconi che ci ferma: stiamo dando il massimo!

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Eugenio

2 Comments

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  • Grazie Sindaco!
    Quanto hai scritto rende merito al lavoro che siamo facendo insieme a tutta la Giunta ed alla maggioranza.
    Ma soprattutto rende trasparenti le scelte che stiamo compiendo in questo periodo, evitando polemiche sterili e facili strumentalizzazioni.

    MauMagi

    MauMagi 9 anni ago Reply


  • Alla ricerca dei “FONDI” PERDUTI A ROMA e ritrovati sui “FONDI PRIVATI”……

    Ecco un bel TESORETTO da sfruttare per OPERE SERIE: i proventi da riscuotere con la rimozione di tutti i cartelloni pubblicitari stradali abusivi dalle nostre strade. Lo permette il Nuovo codice della Strada ( 29 luglio 2010 – Articolo 13 bis).

    “ In caso di collocazione di cartelli, insegne di esercizio o altri mezzi pubblicitari privi di autorizzazione o comunque in contrasto con quanto disposto dal comma 1, l’ente proprietario della strada diffida l’autore della violazione e il proprietario o il possessore del suolo privato,nei modi di legge, a rimuovere il mezzo pubblicitario a loro spese entro e non oltre dieci giorni dalla data di comunicazione dell’atto. Decorso il suddetto termine, l’ente proprietario provvede ad effettuare la rimozione del mezzo pubblicitario e alla sua custodia ponendo i relativi oneri a carico dell’autore della violazione e, in via tra loro solidale, del proprietario o possessore del suolo. Chiunque viola le prescrizioni indicate al presente comma e al comma 7 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 4.351,00 a €17.405,00; nel caso in cui non sia possibile individuare l’autore della violazione, alla stessa sanzione amministrativa è soggetto chi utilizza gli spazi pubblicitari privi di autorizzazione 13-ter. Non è consentita la collocazione di cartelli, di insegne di esercizio o di altri mezzi pubblicitari.”

    Che bella mano potrebbero dare i Vigili alle Finanze Comunali, compiendo semplicemente il proprio dovere Istituzionale!

    psergioit 9 anni ago Reply


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