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L’improvvisa morte di Giovanni Farina mi ha scosso e rattristato. Oltre ad essere stata una “figura storica della politica, dell’associazionismo e del mondo cooperativo cernuschesi” – così come ha ben

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25 Aprile 2014 a Cernusco: il mio discorso commemorativo

Questa mattina si sono tenute anche nella nostra città le celebrazioni per il 69° anniversario della Liberazione.

Nonostante la ricorrenza del 25 aprile sia caduta all’interno di un “ponte” vacanziero, anche quest’anno sono stati numerosi i cernuschesi che hanno partecipato al corteo e che ne hanno atteso il passaggio nelle piazze e a bordo strada.

Dopo la messa il corteo si è mosso per raggiungere piazza Matteotti dove anche quest’anno si è fatta una significativa sosta davanti a palazzo Tizzoni, il luogo dove il 26 aprile 1945 anche Cernusco venne liberata dai nazi-fascisti, asserragliati nel loro quartiere generale allora ospitato nello storico palazzo. Riguardo a questa sosta (è il secondo anno che la propongo) ho scritto al Presidente dell’ANPI perché in vista del 70° anniversario della Liberazione, che cadrà l’anno prossimo, l’ANPI elabori un pannello informativo – sulla scia di quelli elaborati per largo Riboldi-Mattavelli e per il monumento ai Martiri di Marzabotto – da porre in piazza Matteotti accanto a Palazzo Tizzoni, per ben ricordare quell’evento: la sosta presso questo luogo significativo è bene che diventi una tappa fissa del corteo del 25 Aprile, come dovere della memoria.

Il corteo ha quindi proseguito verso piazza Martiri della Libertà, dove è stata deposta una corona d’alloro al monumento ai Caduti, per poi dirigersi verso il cippo di viale Assunta che ricorda l’eccidio fascista nel quale vennero uccisi i partigiani cernuschesi Cesare Riboldi e Luigi Matavelli; qui si sono tenuti il discorso del Presidente di ANPI Danilo Radaelli e il discorso del sottoscritto, che riporto qui sotto:

Autorità civili e militari, Associazioni partigiane, combattentistiche e d’arma, concittadini;

rinnoviamo in questa in questa giornata il nostro tributo di riconoscenza verso quanti si sono spesi ed hanno sacrificato la vita nella lotta per la Liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo; in questo luogo rendiamo anche questo anno il nostro tradizionale omaggio a Cesare Riboldi e Luigi Mattavelli, partigiani cernuschesi uccisi dai fascisti all’alba dell’insurrezione popolare che portò alla Liberazione.

Cadono in questo anno alcuni anniversari particolari che meritano di essere ricordati nella ricorrenza della Liberazione: innanzitutto il 90° anniversario del rapimento e dell’assassinio per mano dei fascisti di Giacomo Matteotti, deputato socialista e antifascista. Il drammatico evento avvenuto il 10 giugno del 1924 farà scattare la cosiddetta “secessione dell’Aventino”, con l’astensione dai lavori parlamentari e riunione in altra sede di alcuni deputati di opposizione in segno di protesta nei confronti del Governo fascista: dopo pochi mesi le attività parlamentari vennero definitivamente soppresse facendo precipitare il Paese nel regime autoritario.

In questo 2014 ricordiamo anche il 70° anniversario di alcune fra le più deplorevoli e orrende stragi operate nel 1944 dai nazi-fascisti: l’eccidio del 23 marzo 1944 delle Fosse Ardeatine a Roma, nel quale vengono uccisi con un colpo di pistola alla testa 335 antifascisti, ebrei e cittadini comuni; la strage di Cavriglia (AR) nella quale le truppe tedesche uccidono 191 civili maschi fra i quattordici e gli ottantacinque anni, mitragliati e bruciati dopo essere stati rastrellati nei paesi di Meleto, Castelnuovo, Massa e San Martino; il 12 agosto a Sant’Anna di Stazzema (LU) reparti della XVI Divisione delle SS massacrano 560 persone; la stessa divisione di SS, supportata da guide fasciste e reparti delle Brigate Nere, il 29 settembre uccidono 770 civili, in gran parte donne e bambini, a Marzabotto (BO). Sono queste alcune delle più tristi pagine della nostra Storia.

Ricordiamo anche il 70° anniversario della liberazione di Roma dai nazi-fascisti, avvenuta il 4 giugno 1944 per mano delle forze della V armata statunitense: la liberazione della capitale fu preludio alla liberazione dell’Italia intera che avverrà l’anno seguente.

Il rispetto che si deve a tutti i morti oggi ci deve far ricordare ogni vittima della Resistenza e della Liberazione: ma è doveroso anche sostenere che in quella guerra civile c’erano una parte giusta e una parte sbagliata nelle quali schierarsi e combattere, una parte giusta e una parte sbagliata nelle quali morire; e la parte giusta – per combattere e morire – è quella che scelsero i partigiani, è quella di chi ha combattuto la Resistenza, è quella di chi è morto per dare il proprio contributo a salvare l’Italia restituendogli libertà e democrazia. Questa è una sentenza della Storia: non può essere contrabbandata per un parere personale di chicchessia, poiché la Storia non si cancella e non si ribalta!

L’uso distorto e strumentale della Storia per finalità meramente propagandistiche – come abbiamo assistito in questi giorni – è cosa deplorevole e da condannare senza esitazioni.

Consentitemi qui di affermare pubblicamente il mio sdegno – e sono certo di interpretare anche i vostri sentimenti – per alcuni apparentemente banali fatti locali che costituiscono rigurgiti di fascismo: dai social network alle scritte sui muri vanno condannati tutti i tentativi e gli atteggiamenti che inneggiano all’intolleranza, costituiscono intimidazione, evidenziano una visione delle relazioni sociali che non ha nulla di coerente con la libertà e la democrazia che la Resistenza ci ha consegnato. Si tratta di casi e fatti isolati, sui quali però non bisogna tacere e sui quali va comunque prestata attenzione. La mia e nostra solidarietà va a chi è stato offeso da parole e comportamenti ingiuriosi, figli di tempi ormai sepolti. Non esiste un fascismo buono e un fascismo cattivo: il fascismo è sempre fascismo e come tale va avversato e combattuto.

Oggi ricordiamo chi è morto per darci la libertà, ma sarebbe più corretto dire che oggi quelle persone le festeggiamo, diciamo loro grazie con commozione e convinzione, perché è per il loro impegno e sacrificio che è nata la Repubblica, è per la loro sollecitudine a tutela della Patria che è stata riconquistata la libertà, è per la loro difesa della convivenza civile che è nata la Costituzione sulla quale si regge la nostra Repubblica democratica: che è fondata sul lavoro, che riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, che ripudia la guerra scegliendo la pace! Questo dobbiamo ricordare ai nostri figli e i nostri nipoti! E per questo dobbiamo dire grazie e festeggiare la Resistenza e i partigiani!

Ed è sempre attraverso quella lotta che prende vita, grazie alle intuizioni di due giovani antifascisti al confino sull’isola di Ventotene (Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi), il manifesto per un Europa libera e unita: quelle idee che sembravano una follia, dopo che nei Paesi europei tornarono pace e democrazia, contribuirono a creare nel 1951 la prima Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio fra sei Stati europei.

L’Italia oggi continua a vivere una crisi difficile, che non è solo economica: certamente quella di oggi non è l’Italia che i partigiani avevano sognato combattendo il nazi-fascismo, non è ancora l’Italia che offre lavoro e sviluppo a tutti. Le schiere dei poveri crescono e restano in attesa di risposte. Disoccupati, giovani senza lavoro, famiglie che non arrivano a fine mese cercano speranza e conseguenti cambiamenti positivi.

Riflettere oggi su ciò che è stata ed ha rappresentato la Resistenza consente di fare paragoni e paralleli; tornando a quel tumultuoso periodo emerge con luminosità come ci sia stata una generazione che si sia messa in gioco, ha messo in gioco la propria vita, per ribaltare una situazione insostenibile.

Quella generazione fatta di animi e di retroterra culturali così diversi seppe andare unita alla meta della Liberazione; ma poi non si perse perché seppe rimanere di nuovo unita nella delicata fase di elaborazione della Costituzione, delle regole basilari e fondamentali che definiscono il nostro agire.

Come avvenne dopo la Liberazione oggi nessuno dovrebbe permettersi di speculare sulla rabbia delle persone, di incitare all’odio sociale, di operare per la divisione: questi atteggiamenti non hanno mai risolto né risolveranno nulla. La Resistenza ci insegna che per rinnovare il Paese, riformare la politica, rigenerare la partecipazione, sconfiggere la corruzione e le mafie, è necessaria una condivisione ed una solidarietà fra molti, fra lavoratori e imprenditori, fra parti politiche avverse, fra le diverse anime degli stessi partiti, tra famiglie di diverso status sociale, fra associazioni impegnate in diversi campi. Va distrutto il corporativismo che è nemico della solidarietà, ma è pure nemico nell’innovazione e del cambiamento!

I miei figli, i nostri figli, si meritano un futuro migliore; meritano di poter sperare in grande e in modo positivo come seppero fare i partigiani sognando un’Italia nuova. Per poter assicurare loro tutto ciò è necessario che la classe politica, le persone impegnate nel tessuto sociale del Paese, quanti hanno passione civile ed animano le piazze e le manifestazioni, tengano sempre a mente che il futuro si costruisce insieme: bisogna fare il grande sforzo di tendere la mano a chi non la pensa come noi, è necessario affrontare la grande fatica di trovare soluzioni più complesse di quelle che ci piacerebbe attuare. Per fare tutto ciò serve coraggio marciando insieme.

Come ci ha ricordato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la Resistenza insegna che “nei momenti cruciali” sono indispensabili “coraggio, fermezza e senso dell’unità“.

Il nostro Paese sta vivendo un delicato momento: in un contesto politico, economico e sociale difficile e complesso si stanno cercando di attuare riforme che sono attese da molti anni. Il conservatorismo e il corporativismo non devono prevalere: certo oggi non ci sono menti e spiriti come quelli di De Gasperi, Moro, Togliatti, Nenni, Calamandrei, Basso, Noce, Lazzati, La Pira, Dossetti, La Malfa, Terracini, Iotti… Bisogna fare i conti con persone e contesti profondamente diversi. Ma non ci si può sottrarre al confronto e alla ricerca di soluzioni, ancorché difficili.

Una parte dei problemi che l’Italia vive è però dovuta ad un sistema istituzionale ormai inceppato.

La riforma costituzionale proposta e che si avvia ad essere discussa dal Parlamento tenta di sbloccare tutto ciò e va nella direzione dei valori che tutti noi difendiamo; i principi fondamentali sui quali si regge la Costituzione vengono totalmente salvaguardati dalla revisione, che riguarda l’ordinamento e il funzionamento dello Stato, che necessita da anni di essere modificato per poter meglio consentire alla politica di dare adeguate risposte ai cittadini. Dossetti, uno dei padri della Costituzione e che aveva partecipato alla Resistenza, parlando nel 1988 della Carta che aveva contribuito a scrivere, sosteneva: “La Costituzione l’abbiamo fatta con spirito di rinnovamento, di modernità, almeno in alcuni punti, almeno in alcune parti. (…) Certe strutture come il bicameralismo paritario assoluto, come referendum, come la configurazione della Corte Costituzionale, erano indubbiamente strutture di cui si poteva già in una certa misura intravedere allora che avrebbero rallentato di molto le possibilità decisionali che pure l’epoca moderna impone a chi ha la responsabilità politica“.

Oggi serve tornare allo spirito che animò i partigiani e la politica dopo il 25 Aprile (ricordando che molti politici e costituenti parteciparono alla lotta di Liberazione): coraggio, fermezza, solidarietà, unità, dialogo; e come ricordava il partigiano e costituente Dossetti servono anche oggi spirito di rinnovamento e di modernità. Solo così, tutti insieme, potremo vedere ripartire il nostro Paese e tentare di meglio raggiungere per noi tutti e per i nostri figli quegli obiettivi sognati dai Partigiani: lavoro, sviluppo, pace.

Viva il 25 aprile!

Viva la Resistenza!

Viva l’Italia!

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Eugenio

1 Comment

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  • Scusate, W l’Italia e tutto il resto.
    Però non mi sembra corretto utilizzare questa ricorrenza per sponsorizzare le PROPRIE battaglie politiche. Specie se quello che si sta cercando di fare è MODIFICARE la costituzione, quel bene inestimabile che anche quei partigiani ci hanno consegnato.
    L’excusatio (non petita…) della riforma costituzionale oggi in discussione è veramente fuori luogo.
    Lasciamo che sia la storia a giudicarla.

    Ugo 7 anni ago Reply


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