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Intervista a InFolio

Alla ripresa delle attività e delle pubblicazioni da parte di InFolio dopo la pausa estiva, ecco la mia intervista al settimanale locale nella quale parlo del nuovo polo scolastico, progetti locali, Città Metropolitana, Comuni e politica.

Incontro con Eugenio Comincini, al suo ultimo anno da sindaco

«Il nostro obiettivo? Essere una città family friendly»

«A settembre apriremo ufficialmente il cantiere del nuovo polo scolastico». «La Città Metropolitana è un’esperienza straordinaria». «Si può sempre chiedere di più, ma Renzi ha fatto molto per le amministrazioni comunali»
Sereno come sempre capita di vederlo, anche questo settembre il sindaco Eugenio Comincini ci accoglie nel suo ufficio di Villa Greppi per una chiacchierata post vacanze. Per lui ancora un anno di lavoro da primo cittadino cernuschese e poi il suo futuro subirà inevitabilmente dei cambiamenti. Vediamo cosa ha da dirci.Allora, come è andata l’estate?

«Al netto delle vacanze, è stata di impegno e lavoro. È vero che il periodo estivo è sempre un pizzico più tranquillo e rilassante, ma è anche l’occasione per preparare le attività della stagione che andiamo ad affrontare. Il chiodo fisso è stato il nuovo polo scolastico che si è risolto con l’assegnazione dei lavori, senza che vi sia stato alcun ricorso, e con la predisposizione del cantiere».

Quali sono i primi tre punti che ha messo in agenda per questo settembre?

«Il primo è la classica riunione di maggioranza che servirà per definire l’ultimo anno di attività che andiamo ad affrontare. Il secondo riguarda alcuni interventi sulla viabilità che abbiamo in programma. Penso, ad esempio, a via San Francesco  o via Adua che ha avuto problemi legati all’azienda che Italgas aveva scelto per sistemarla. Ora tutto è risolto, partiranno i lavori per renderla a senso unico ed è prevista anche una ciclabile che andrà a maggiore protezione della mobilità dei cittadini. Il terzo direi che è legato ancora al nuovo polo scolastico con l’apertura ufficiale del cantiere e la posa simbolica della prima pietra».

Dopo tanti anni da sindaco, per quanto sia gratificante, non inizia a sentire anche una certa stanchezza nel ricoprire questo ruolo?

«Come tutte le esperienze professionali ci sono successi e delusioni, ma quello che conta è che si matura e si cresce in continuazione. Certo sono sempre io, ma rispetto al 2007 è normale essere un sindaco differente. Il tempo mi ha forgiato e dato sicurezza maggiore. Devo dire che l’entusiasmo c’è  ancora ed è nettamente maggiore rispetto alla stanchezza».

Cernusco è considerata universalmente come città dello sport per le tante società e le strutture all’avanguardia. Recentemente mi sbaglio o state puntando a iniziative che la possano portare ad essere anche la città dei ragazzi?

«Più che dei ragazzi, io direi una città family friendly dove servono tante cose. C’è bisogno di sport, ma anche di scuole, parchi pubblici, azioni molteplici come una viabilità dolce e protetta, senza scordare progetti per lanciare i nostri figli nel mondo del lavoro. Mi pare di poter affermare che Cernusco continua a essere scelta da gente che vuole venire ad abitare qui perché trova una qualità della vita che non ha eguali nell’area metropolitana milanese. Questo stile che caratterizza Cernusco non è inventato da noi, ma frutto anche delle precedenti amministrazioni. Però, senza peccare di poca umiltà, devo dire che con meno soldi, e difficoltà di spese continue, mantenere questa rotta credo che sia un merito che ci vada riconosciuto».

Facciamo un pizzico di autocritica: In questi anni c’è qualche errore che ha commesso e riconosce?

«Direi avere voluto i bagni pubblici al parco dei Germani e degli Alpini perché sono risultati ingestibili per colpa di un manipolo di maleducati. Forse era meglio non farli. Poi ne avrò commessi certamente altri, ma il primo che mi viene in mente è questo».

Uscendo da Cernusco per un attimo come considera la neonata Città Metropolitana, di cui lei è vice sindaco?

«Positivamente. È un’esperienza interessante, ma difficile  e complessa al tempo stesso visto che è stata allestita senza le necessarie risorse economiche. Personalmente, contribuire alla creazione di una nuova istituzione lo trovo molto stimolante anche se il tempo che ho dedicato è stato relavitamente poco per il fatto che sono anche sindaco di Cernusco, ruolo che mi assorbe la maggior parte di energie e pensieri. Comunque la Città Metropolitana sarà un veicolo straordinario per la crescita sociale a patto che gli attori avranno il coraggio politico di assegnarle in esclusiva alcune competenze. Penso, ad esempio, alle scelte strategiche sul trasporto pubblico. Se la Regione, ma anche lo stesso comune di Milano, non crederanno che debba essere la Città Metropolitana a prendere determinate decisioni si perderà un’occasione storica».

Dopo tanti anni ad amministrare non le manca un po’ fare politica nel senso più stretto del termine?

«Contrariamente a quanto pensavo quando ho iniziato la mia esperienza da sindaco, e cioè che da quel momento avrei fatto poca politica, credo invece di averne fatta molta. Non mi sono mai tirato indietro, ad esempio con il mio sostegno a Renzi fin dalla prima ora. E sono anche nella direzione nazionale del Pd dove politica se ne svolge eccome. Insomma, non sento il bisogno di farne più di quanta ne stia già facendo. E poi penso che certe situazioni non siano poi così slegate: fare politica aiuta l’amministrazione e amministrare bene aiuta la politica».

A proposito di Renzi, come sindaco si aspettava qualcosa di più da un presidente del consiglio che è stato anch’egli primo cittadino e quindi conosce bene le difficoltà che ci sono nell’amministrare un Comune?

«Da sindaco che guarda esclusivamente le proprie iniziative amministrative, mi verrebbe da dire che avrei voluto di più. Ma se penso che Renzi deve gestire un Paese così articolato come il nostro, mi viene da dire che ha fatto tanto anche per le amministrazioni locali. Lo sblocco per il polo scolastico, su tutti. L’Italia sta attraversando uno dei momenti più drammatici della sua storia e non è facile tenere le redini ben salde. Mi pare, invece, di vedere che stiamo tirandoci fuori seppure a piccoli passi. Nel complesso io applaudo l’operato di Renzi. Poi, sia chiaro. è  comunque giusto e comprensibile chiedere e volere di più».

So che neppure sotto tortura mi farà un nome, ma lei ha individuato chi potrebbe essere il suo sostituto tra un anno?

«Diciamo che un identikit l’ho in testa. Nel senso di skill, capacità,  disponibilità e approccio verso i problemi che dovrebbe avere. Però un nome vero e proprio no. Comunque su 33mila abitanti è impensabile non trovarlo. Anzi, credo proprio che diverse persone potrebbero rientrare in quell’identikit che ho in mente».

Ma a tempo debito pensa che si spenderà per qualcuno in particolare o preferirà non entrare nella questione?

La coalizione farà le sue valutazioni e sceglierà un singolo nome o una rosa. Se sarà necessario dirò la mia, ma credo che sia giusto, almeno inizialmente, lasciare fare ai partiti le varie riflessioni».

A un anno dal termine del mandato non mi dica anche questa volta che non sta pensando al suo futuro post sindaco…

«Non lo dico. In effetti mi capita di iniziare a pensarci, ma non ho ancora chiaro cosa farò di preciso. Ho tante possibilità lavorative e politiche, c’è ancora tempo».

Roberto Pegorini

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