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IMU: aprire gli occhi per non rischiare grosso

In questa estate ed ancora in questi giorni ha tenuto banco (anche) la “questione IMU”: abolirla? modificarla? sostituirla?

A breve il Governo dovrà prendere una decisione sull’imposta che grava sulle prime case.

Mi sono già espresso sul tema più volte su questo blog, ma ritengo opportuno spendere ancora qualche parola su tale annoso problema.

Le preoccupanti e delicate vicende politiche nazionali continuano a fare ombra alle reali e profonde conseguenze di tale questione, che ha risvolti importantissimi per i conti dei Comuni italiani e quindi per i servizi resi ai cittadini, alle famiglie, alle aziende dei nostri territori.

Infatti quanti sostengono irresponsabilmente che l’IMU vada semplicemente abolita non hanno mai detto e proposto dove i Comuni troverebbero i soldi alternativi per garantire la spesa finanziata dall’imposta sugli immobili. Banalmente viene detto che il Governo deve trovare i soldi da elargire ai Comuni in luogo del gettito IMU; ma la vicenda è più complessa di come viene banalmente raccontata.

Infatti, ammesso e non concesso che il Governo trovi in questi giorni i soldi necessari alternativi all’IMU, deve essere chiaro che le risorse che qualcuno a Roma sta ancora affannosamente cercando, sono quelle che garantirebbero solo (e sottolineo “solo”) l’aliquota base, cioè lo 0,4% di aliquota sulla prima casa. In questi ultimi due anni sono numerosi i Comuni che, a seguito dei pesanti tagli ai trasferimenti statali operati con la “spending review” (e in precedenza con altre norme), si sono trovati costretti ad aumentare l’aliquota IMU sulla prima casa non avendo assolutamente più altri margini di riduzione della spesa; l’alternativa per questi Comuni sarebbe stata quella di tagliare pesantemente i servizi, già falcidiati in questi anni.

Nessuno – né tra gli esponenti delle forze politiche né tra i media – sta parlando di questo grande rischio che incombe sui bilanci comunali e quindi (ancora una volta) sui cittadini. Se l’IMU dovesse essere abolita e ai Comuni venisse riconosciuta solo l’aliquota base dello 0,4%, cosa accadrebbe ai bilanci?

Va tenuto conto che l’eventuale decisione di abolire l’IMU e di dare ai Comuni un nuovo trasferimento statale pari all’aliquota base verrebbe presa in questi giorni, praticamente a settembre, cioè nell’ultimo terzo d’anno: ma ci sono Comuni che i bilanci li hanno già fatti e sulla base delle previsioni effettuate ed approvate (con aumento IMU prima casa compreso) hanno quadrato i bilanci ed hanno cominciato ad impegnare la spesa; che ne sarebbe ora dei loro equilibri di bilancio? Se un Comune aveva definito di avere 100 da spendere ad ha cominciato (ovviamente) ad erogare servizi sulla base di quelle risorse, se a settembre viene deciso che quel 100 diventa 80, è evidente che in quel Comune ci saranno serissime difficoltà da affrontare; perché a settembre, in un Comune che cerca di operare al meglio per i propri cittadini, la spesa è già in massima parte impegnata e non si capisce dove si possano andare a tagliare le risorse che improvvisamente verrebbero a mancare. Senza l’incasso del gettito IMU derivante dall’aumento (con sofferenza) deciso sulla prima casa, è evidente che quei bilanci presenterebbero “un buco finanziario insostenibile”, come ha in questi giorni fatto notare anche il Presidente di ANCI nazionale e Sindaco di Torino Piero Fassino.

Prendiamo il caso nella nostra città: quest’anno il bilancio 2013 – approvato ad aprile, che è già tardi, ma Cernusco è stato uno dei primi Comuni in Italia a riuscire a quadrare il bilancio del corrente anno – consente di spendere circa 24 milioni di euro di spesa per servizi e spese generali: è una cifra di poco più bassa di quella dello scorso anno, la minore degli ultimi 6 anni. L’Amministrazione comunale non avrebbe potuto quadrare il bilancio se non con l’aumento dell’aliquota IMU (sia prima casa che seconda casa) poiché quest’anno, per effetto della “spending review”, al nostro Comune sono toccati ulteriori tagli ai trasferimenti dello Stato: per il Comune di Cernusco ciò è stimato in circa 2 milioni e 400 mila euro in meno rispetto allo scorso anno (ho scritto “stimato” perché alla fine di agosto lo Stato non ha ancora comunicato ai Comuni la cifra esatta del taglio ai trasferimenti che sarà applicato nel 2013…). Poiché è ormai impossibile tagliare dal bilancio una cifra simile se non letteralmente azzerando numerosi servizi, abbiamo non senza sofferenza deciso di chiedere ai cittadini un sacrificio per garantire tenuta del bilancio e servizi. Altri margini non ve n’erano, tenuto conto che negli ultimi anni i bilanci preventivi del Comune si sono sempre chiusi con tagli (per minori trasferimenti da parte dello Stato) rispetto alle risorse dell’anno precedente. Basti a tale proposito un dato: nel 2007, quando abbiamo iniziato la nostra esperienza amministrativa alla guida della città, il bilancio comunale aveva a disposizione più di 28 milioni di euro per una città che allora contava 29.000 abitanti; oggi, come precisato sopra, le risorse sono scese a circa 24 milioni di euro con una città cresciuta a 32.500 abitanti; e va precisato che le risorse sono 24 milioni di euro per affetto della nostra decisione di aumentare l’IMU su prima e seconda casa, diversamente il monte risorse disponibili (insostenibile) sarebbe stato di circa 21 milioni e 600 mila euro.

La situazione del Comune di Cernusco è certamente grave, ma non è tra le più complesse e difficili: tra gli 8.101 Comuni italiani c’è chi sta molto peggio di noi di fronte a questa decisione sull’IMU; i Comuni che hanno deciso l’aumento dell’IMU già lo scorso anno, quest’anno si sono trovati in condizioni ancora più critiche nell’elaborare il bilancio, poiché i tagli della “spending review” sono risultati enormi e non colmabili, giacché la leva fiscale era già stata usata lo scorso anno. È per questa ragione che il Governo ha acconsentito di prorogare al 30 settembre l’approvazione dei bilanci di previsione per il 2013, per lasciare più tempo ai Comuni di prendere difficili decisioni. Al di là dell’assurdità di fare un bilancio di previsione a settembre, che senso ha consentire di approvare i bilanci preventivi alla fine di settembre se poi, ad inizio dello stesso mese, ti vengono cambiate le carte in tavola? Tra i molti Comuni che approveranno il bilancio in queste settimane sono numerosi quelli che, per non tagliare importanti servizi, hanno deciso l’incremento dell’IMU, anche sulla prima casa. Ma se tra qualche giorno a Roma decidessero per l’abolizione la situazione sarebbe drammatica e il dissesto finanziario assicurato.

Un ulteriore dato locale per inquadrare meglio la questione: quanti sostengono che l’IMU vada abolita lo fanno affermando che si tratta di una tassa iniqua, che grava pesantemente sulle famiglie e che se abolita consentirebbe di aumentare le capacità di spesa delle famiglie, con beneficio per l’economia. Per Cernusco (che ha mediamente valori catastali delle abitazioni più alti di altri Comuni della zona) l’IMU media pagata sulla prima casa dai contribuenti nel 2012 – con l’aliquota allo 0,4% – è stata di circa 300 euro per abitazione: se non si pagasse l’IMU sulla prima casa e le famiglie risparmiassero quei soldi, come si fa a sostenere che quel risparmio – pur complessivo – aiuterebbe l’economia? È impossibile negare che l’IMU non sia affatto una bella tassa: credo che nessuno possa sostenere che piaccia… Ma certamente il valore medio dell’imposta non è tale da determinare la spesa dei cittadini, la qualità della vita delle famiglie e la ripresa economica del Paese… Il ragionamento è tra il ridicolo e l’assurdo e dimostra quanto siano pretestuose le richieste di chi sostiene la tesi dell’abolizione dell’IMU. E dimostrano quale poca conoscenza della realtà dei fatti ci sia.

È evidente che si fa più danno ai Comuni – e quindi alla generalità dei cittadini – togliendo l’IMU, che non beneficio alle famiglie abolendo la tassa sulla prima casa.

Con quanto sopra esposte credo che siano più chiare le preoccupazioni dei Sindaci italiani, di ogni colore politico. Anche io non possono non essere preoccupato.

A Roma sono consapevoli di tutto ciò? Quanti gridano ogni giorno che l’IMU va abolita sanno quali sarebbero le conseguenze nei Comuni e quindi per i cittadini? A me pare proprio di no…

Concordo con il Presidente di ANCI Lombardia e Sindaco di Varese Attilio Fontana: è vergognoso che il Governo non abbia ancora preso una decisione: i Comuni potrebbero vedersi improvvisamente cambiate le regole del gioco nell’ultimo terzo d’anno, con rischio inevitabile di avere bilanci in dissesto finanziario.

Di tutte queste cose si ha piena coscienza? E i media quale contributo stanno dando per spiegare ai cittadini come stanno realmente le cose?

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Eugenio

29 Comments

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  • Caro Eugenio,
    hai tutto il mio appoggio riguardo il comportamento assurdo di questo governo e tutta la mia comprensione riguardo le difficoltà che la questione IMU vi sta causando.
    Però, mi dispiace, te la prendi con l’obiettivo sbagliato.
    Dire che – mediamente – 300 euro di tassa (nettamente a salire, perchè l’aliquota aumentava e la detrazione per i figli era solo per il 2012) a famiglia non è un problema e non incide sulla capacità di spesa è chiaramente una brutta forzatura. Sia sul fronte dell’impatto per la singola famiglia (3-400 euro da tirar fuori non sono pochi per chi magari incassa 1.500-2.000 euro al mese), ma soprattutto sul piano dell’economia italiana complessiva, perchè 3-400 euro moltiplicato per il numero delle famiglie significano molti soldi in più che girano e sostengono gli esercizi commerciali e le imprese.
    Ma anche in questo caso ti comprendo: perchè il vero responsabile non si può toccare, e allora occorre rivalersi su altri, in questo caso i possessori di case.
    Ma ormai dovremmo averlo capito tutti che il “salvataggio” di Monti NON ci ha salvato, che le politiche di austerità hanno aggravato la nostra crisi; che i vincoli che ci strozzano, noi cittadini, le imprese e gli stessi comuni, sono quelli da Maastricht in giù, quel vincolo (molto discrezionale peraltro) sul deficit al 3%, che obbliga a dover sempre trovare pezze per le voragini che si aprono nei conti in tempi di recessione.
    Letta ci ha scritto un libro: “Morire per Maastricht” (1997). Ai tempi, non immaginavo di dover prendere questo annuncio in maniera letterale.

    Ugo 7 anni ago Reply


  • Sono d’accordo con te! Il problema è che a livello nazionale pensano solo e sempre alla campagna elettorale in chiave demagogica… Immagino sia anche difficile spiegare ai cittadini come si fanno a far quadrare i bilanci di un comune! Grazie comunque per la condivisione delle sue riflessioni!

    Salvatore Ditaranto 7 anni ago Reply


  • caro Eugenio, è altrettanto vero che negli ultimi 15 anni i costi delle amministrazioni locali sono aumentati a dismisura senza peraltro evidenziare significativi miglioramenti nei servizi ( a volte sono addirittura peggiorati !)o significativi aggravi di competenze.
    Ora al di la di chi ce li mette i soldi (stato ,comune provincia, irpef imu,ici o altro …per un cittadino sembra il gioco delle tre tavolette…tanto paga sempre lui…) sarebbe interessante da parte tua pubblicare lo storico di spesa diviso per gestione e investimenti del ns comune negli ultimi 20 anni, comprendendo ma scorporando le extragestioni di società partecipate (magari fallo fare anche agli altri comuni anci per una bella riflessione di gruppo…). Vedrai (come peraltro evidenziato da uno studio della camera di commercio di mestre) che la spesa dell’ente locale è aumentata considerevolmente senza un significativo aggravio di competenze. Morale : iniziate a tagliare prima che sia troppo tardi ! ( ricordo con nostalgia una certa sinistra a cernusco che ….chiedeva la chiusura del contratto del trasporto pubblico locale così concepito….)

    paolo 6 anni ago Reply


    • Caro Paolo, non sono andato così tanto indietro anche perchè ha poco valoro, a mio giudizio, essendo che prima del 1999 non c’era Patto di Stabilità e che i veri problemi sulla finanza comunale risalgono all’ultimo decennio; ad ogni modo può ad ogni modo essere un esercizio interessante. I dati che ho riportato, comunque – che sono già stati riproposti a più riprese in questi anni anche in Consiglio conunale – sono “equivalenti”, confrontabili: cioè sono state considerate le diverse gestioni che la tassa rifiuti ha avuto in questi anni (interna, esterna…) ed il fatto di essere capofila del Piano di Zona. I dati rispecchiano quindi il reale calo della spesa, dovuto quasi esclusivamente alla diminuzione (fino all’azzeramento avvenuto in questo anno, almeno fino alle nuove scelte sull’IMU) dei trasferimento dello Stato e della Regione; gli introiti derivani dall’addizonale IRPEF sono cresciuti, e non solo per l’aumento del numero di contribuenti residenti, ma perchè il reddito medio lordo procapite dei contribuenti cernuschesi è andato crescendo in questi anni (l’ultimo dato disponibile ci pone al 51° posto tra gli 8.101 comuni italiani per reddito lordo procapite, con circa – vado a memoria – 28.000 euro a testa). Anche gli incrementi dell’ICI/IMU sono cresciuti, sia per effetto delle nuove edificazioni, sia per effetto della costante capacità dell’Ufficio TRibuti di recuperare evasione. Di tagli, in questi anni, ne abbiamo fatti parecchi, in misura corrispondente alle minori risorse disponibili. Sul trasporto pubblico locale avrei già operato un bel taglio per un servizio ridondante rispetto alle esigenze della città, ma purtroppo non me lo lasicano fare… Infatti la gara del trasporto pubblico è scaduta il 31.12.2012: avremmo voluto indire una nuova gara rivedendo radicalment eil servizio e risparmiando così un po’ di soldi, ma la Regione Lombardia non si è ancora degnata di istituire la nuove Agenzie Territoriali per il trasporto, che dovranno occuparsi di fare un’unica grande gara per la gestione del trasporto nei diversi Comuni, e quindi siamo al palo… L’autonomismo – quello sano, quello vero, quello che garantiva di poter fare la differenza tra l’aizone amministrativa dii nuna classe dirigente ed un’altra – è andato a farsi benedire ed è quasi del tutto annullato. Tu hai vissuto i tempi migliori nei quali poter fare il Sindaco. Io sono stato molto più sfortunato. Poi ci metterò anche una dose di mia incapacità personale, ma ti garantisco che oggi il mondo dei Comuni è un’altro mondo… E non è purtroppo migliore di quello che hai conosciuto tu.

      Eugenio 6 anni ago Reply


  • e pensare che noi avevamo il coreco, il controllo centralista delle delibere e ribadisco molti, ma molti meno soldi a disposizione con o senza patto di stabilità (sto parlando di dati consuntivi e quindi effettivamente spesi ) . Il tutto ripeto a prescindere da dove poi questi soldi sono arrivati ( sempre meno dallo stato sempre più drenati direttamente a livello locale). Credo che nella statistica della Camera di commercio di Mestre ( uscite totali enti locali da in 12 anni ad oggi + 116 % ) sia un dato ben ponderato su cui OCCORRE seriamente riflettere. Raddoppiare i costi di un ente in un decennio non è cosa da poco e forse anche per questo che nonostante le entrate tributarie mostruose i soldi non bastano mai. Certo anche lo stato centrale ci ha messo del suo per spendere sempre di più ma anche a livello locale la spesa è sfuggita di mano . Occorrerebbe davvero un tax cup a livello costituzionale perché fino ad oggi se non bastavano le risorse non ci si preoccupa di migliorare le performance o di tagliare ma solo di aumentare le entrate . Ma ora i soldi sono davvero finiti per tutti ! A breve il processo virerà verso l’astensionismo di massa e quando Oltre il 50% non voterà più O VOTERà L’ANTISISTEMA la bancarotta democratica sarà davvero vicina : NO TAXATION WITHOUT RAPPRESENTATION !

    paolo 6 anni ago Reply


    • Il dato più preoccupante della statistica della Camera di Commercio di Mestre è che se il conteggio dell’incremento della spesa corrente dei Comuni in 12 anni è pari a +116% e il nostro Comune non ha visto raddoppiare la spesa in questo periodo, significa che ci sono Comuni che hanno davvero fatto esplere la propria spesa! Resta il fatto che ormai da un triennio il contributo netto dei Comuni al bilancio dello Stato è positivo, non generando più la sommatoria dei bilanci comunali alcun deficit.

      Eugenio 6 anni ago Reply


    • Paolo,
      la bancarotta democratica ce l’abbiamo già adesso, che andiamo alle elezioni, il 10% vota il governo uscente (Monti), e ce lo ritroviamo al governo di nuovo.
      Riguardo i conti degli enti locali, qui c’è qualcosa di strano.
      Perchè o – come credo io – molte spese prima coperte dal governo centrale sono passate a livello locale, oppure si vede che mentre i governi locali sperperavano – come sostieni tu – Roma tagliava selvaggiamente e risparmiava.
      Sì perchè i numeri sono numeri e la government expenditure italiana è in calo dal 2009 e l’incremento tra il 1991 e il 2013 è del 12% in 22 anni, certamente meno dell’inflazione (che sui 22 anni è del 90% circa) e del PIL, che nel frattempo è aumentato del 68% circa.
      http://www.tradingeconomics.com/italy/government-spending
      http://www.tradingeconomics.com/italy/gdp
      Come me lo spieghi?

      Ugo 6 anni ago Reply


  • scusa forse ti sfuggono i ripiani miliardari a roma catania etc e i default d alessndria e decine di altri ?

    Ma poi RIPETO, non sto contestando il fatto che ormai si paga solo local…contesto il fatto che il comune, voglio dire tutti i comuni, NON possono incrementare la spesa del 116 % in 12 anni !!!!!!!!!!!!!

    le tue osservazioni e i tuoi pianti NON mi convincono
    mi convince più la statistica mestrina…..comunque fai una cosa semplicissima : pubblica tot consuntivo di spesa 1994 e tot consuntivo di spesa 2012…(certo comprendendo partecipate e altre lavorazioni che hanno cambiato pagatore).Vedrai che a prescindere di chi paga (è sempre pantalone ma in diversi forzieri) le spese comunali sono ormai fuori controllo ! PS se vuoi ti dico anche dove è esplosa la spesa nel nostro comune….

    paolo 6 anni ago Reply


    • Le spese comunali – rassicuro te e quanti altri leggeranno – non sono affatto fuori controllo: sono ben presidiate, fose come non lo sono mai state. Gli indici di bilancio sono positivi e non accendono alcun allarme. Se lo scorso anno siamo stati fra i 3 Comuni finalisti dell’Oscar di Bilancio a livello nazionale qualche ragione ci sarà…

      Eugenio 6 anni ago Reply


  • Scusate l’intrusione, ma altro non so fare visti i reiterati silenzi sulle mie lenzuolate specifiche, postate un po’ dovunque anche qui.Intrusione, che reputo minimale, perchè sui bilanci dei massimi sistemi sono ignorante, ma che in questo caso credo che abbia una certa attinenza la questione “oneri urbanizzativi”. A quando la statistica storica (si dice che è una tua passione la statistica)sul VERO concesso edilizio cernuschese (dimensionamento) di questi ultimi, diciamo, 20 anni. Dati indispensabili per la “Gestione del terriotorio” e, forse, non meno per la inscindibile correlazione al Bilancio Comunale? Ovviamente in attesa dell’Oscar (o Leon D’Oro)per il Comune di Cernusco sicuramente uno dei meglio OPEN-DATATI…

    PSergioit 6 anni ago Reply


  • beh quando non vuoi capire e menare il can per l’aia sei bravissimo…assomigli sempre di più a renzi (hihi.)…nessuno sta dicendo che nello specifico i conti di Cernusco sono fuori controllo….sto dicendo che in 15 anni i costi dei comuni sono cresciuti in maniera esponenziale ….. la spesa pubblica degli enti locali è furi controllo (oggi altri dati …in 3 anni regioni + 25%!) .Dammi un permesso per andare in ragioneria…i dati li recupero io e poi li pubblico….!!!! (se mi dai il permesso recupero e pubblico quelli che pozzi ti chiede da 3\4 anni)……

    paolo 6 anni ago Reply


    • Caro Paolo,
      la dialettica va bene, ma contraddirti in 2 post praticamente consecutivi un pò puzza.
      Qui dici: “nessuno sta dicendo che nello specifico i conti di Cernusco sono fuori controllo” e nel post sopra:
      “pubblica tot consuntivo di spesa 1994 e tot consuntivo di spesa 2012[…] Vedrai che a prescindere di chi paga […] le spese comunali sono ormai fuori controllo !”
      Allora, queste spese comunali sono fuori controllo o no?!?

      Ugo 6 anni ago Reply


  • Caro Paolo,
    ecco qui qualche dato utile per ragionare su casa nostra e non sui massimi sistemi.
    Di seguito il raffronto fra la spesa corrente impegnata a consuntivo 2002 (quindi i soldi effettivamente spesi) e quella a consuntivo 2012, con la differenza assoluta e la percentuale di incremento:

    – spesa corrente impegnata consuntivo 2002: euro 20.349.231,92
    – spesa corrente impegnata consuntivo 2012: euro 26.691.648,52
    – differenza: euro 6.342.416,60
    – % incremento: 31,17

    Di seguito gli stessi dati, ma con la spesa corrente impegnata del 2002 rivalutata a gennaio 2013, al fine di rendere omogeneo il confronto:

    – spesa corrente impegnata consuntivo 2002 rivalutata a gennaio 2013: euro 24.925.954,00
    – spesa corrente impegnata consuntivo 2012: euro 26.691.648,52
    – differenza: euro 1.765.694,52
    – % incremento. 7,08

    Qui il dettaglio di come si è calcolata la rivalutazione (formuletta che si trova facilmente online, pronta per l’utilizzo con il semplice inserimento dei dati):

    Rivalutazione monetaria: risultati dl calcolo
    – Data decorrenza: Gennaio 2003
    – Data scadenza: Gennaio 2013
    – Indice utilizzato: Indice del costo della vita
    – Capitale iniziale: € 20.349.231,00
    – Rivalutazione: € 4.576.722,40
    – Capitale rivalutato (S.E.O.): € 24.925.953,40
    – Indice decorrenza: 119.6
    – Indice scadenza: 106.7
    – Coefficiente di raccordo: 1.373
    – Indice della rivalutazione: 1.2249088628763

    La spesa del Comune di Cernusco in 10 anni è cresciuta del 7,08%, non del 116%.
    I dati non mi sembrano in linea con quanto viene sostenuto… L’affermazione “negli ultimi 15 anni i costi delle amministrazioni locali sono aumentati a dismisura” non trova affatto fondamento almeno a Cernusco, anche se l’analisi è condotta solo su 10 anni.
    Mestre sostiene poi che “la spesa dell’ente locale è aumentata considerevolmente senza un significativo aggravio di competenze”: o si sono persi la sequenza di contenuti dei vari decreti degli ultimi 10 anni oppure è difficile spiegare questa affermazione. Se a Mestre pensano che i controlli interni, l’anticorruzione, l’essere subentrati ad alcune competenze di Regione e Provincia, il SUAP, ecc. ecc., sia tutto a costo zero, beh, allora si spiegano le loro affermazioni. Forse là credono ancora alla favoletta della semplificazione amministrativa di Calderoli e del suo rogo di 100.000 leggi, ma la realtà è che le norme sono andate sempre più a complicare i processi amministrativi e quindi a renderli in definitiva più costosi. Quando si dice che questo è un Paese che muore di burocrazia del resto lo si dice mica perché i tecnici comunali sono brutti e cattivi, ma perché chi legifera ha imposto vincoli e passaggi che spesso non sono solo odiosi o inutili, ma anche costosi.

    Per stare ai dati di Cernusco chiedevi di rendere paragonabili i dati dei diversi anni ponderando le partecipate: sia nell’anno 2002 che nell’anno 2012 l’igiene urbana era nel bilancio del Comune per cui i dati sono omogenei, mentre in generale, sulle partecipate, non penso che sul ragionamento vada ad incidere il fatto che un lavoro lo fa la partecipata o il Comune, perché la spesa esce comunque sempre dalle casse dell’Ente (cambia solo se entrata e spesa escono dal bilancio del Comune).
    Inoltre nel bilancio del 2012 ci sono anche le spese per Piano di Zona (servizi sociali) in quanto Cernusco è comune capofila, che ammontano a circa 1.100.000 euro: queste spese sicuramente non c’erano nel 2002 e quindi la percentuale di incremento della spesa si riduce ulteriormente.

    Affermare che i servizi oggi erogati sono meno di quelli del 2002 è un’affermazione gratuita: è facile dirlo, ma le affermazioni vanno anche provate… Potrei citare numerosi esempi di nuovi servizi messi a disposizione dei cittadini nell’ultimo decennio, in qualche caso anche innovativi come il Punto Unico di Accesso per le Persone con Disabilità (primo caso in Lombardia), che certamente hanno il loro costo.

    La città ha visto aumentare considerevolmente i residenti per via degli indirizzi del PRG e dei Programmi Integrati di Intervento approvati e realizzati; qualche dato utile sovrapponibile anche agli anni delle elezioni comunali:
    – Abitanti residenti alla data del Censimento del 19.10.1991: 26.960 (in base alle istruzioni ISTAT, il dato al 31.12.1992 non fu rilevato, in quanto era ancora in fase di elaborazione il risultato del Censimento 1991; la popolazione al 31.12.1993 era pari a 27.239).
    – Abitanti residenti al 31.12.1994: 27.016.
    – Abitanti residenti al 31.12.1998: 27.589.
    – Abitanti residenti alla data del Censimento del 20.10.2001: 27.878 (in base alle istruzioni ISTAT, il dato al 31.12.2002 non fu rilevato, in quanto era ancora in fase di elaborazione il risultato del Censimento 2001; la popolazione al 31.12.2003 era pari a 28.067).
    – Abitanti residenti alla data del Censimento del 08.10.2011: 31.647.
    – Abitanti residenti al 31.12.2012: 32.170.
    Essendo cresciuto il numero di cittadini da servire è pacifico che tale andamento demografico ha comportato anche qualche relativo incremento di costi sui servizi complessivamente offerti.

    Per quanto riguarda i dati sui bilanci mi risulta che il Comune è già da alcuni anni che pubblica bilanci e consuntivi sul proprio sito: http://www.comune.cernuscosulnaviglio.mi.it/PortaleNet/portale/CadmoDriver_s_387629 Lì si possono trovare i consuntivi dal 2008 in poi, oltre che i preventivi. Non so se ai tuoi tempi c’era tutta questa trasparenza, o almeno l’interesse a promuoverla…

    Visto che le mie affermazioni non ti convincevano e ti convincevano di più i dati mestrini, ecco dati concreti riferiti alla nostra città sui quali poter fare una riflessione rispetto a quanto sostengono a Mestre..

    La Camera di Commercio di Mestre sforna spesso dati e riflessioni interessanti, ma a questo punto mi verrebbe voglia di chiedere dove li prendono i dati…

    Lo ribadisco: la spesa comunale a Cernusco non è affatto fuori controllo; né quella del Comune di Cernusco né quella dei Comuni presi nel loro insieme: siamo il solo comparto della Pubblica Amministrazione che non genera deficit al bilancio dello Stato e che in questi anni ha fatto una cura dimagrante sulla spesa senza eguali.

    In conclusione, a conti fatti oggi a Cernusco abbiamo pochi soldi in più di quanti ne sono stati spesi dal Comune durante il tuo ultimo anno di mandato, peraltro diviso a metà con il tuo successore; considerando che tra il 2002 e il 2012 ballano oltre 4.000 abitanti in più, oggi il Comune spende qualcosa in meno pro capite. La realtà è dunque decisamente diversa.

    Eugenio 6 anni ago Reply


  • sarebbe anche interessante confrontare gli impegni annnuali per spese capitale visto che per il solo 2012 cernusco ha impegnato 12.3 milioni di euro.

    in ogni caso eugenio la realtà è molto diversa anche da quella che dipingi tu in molti tuoi interventi! In ogni tuo discorso nei mesi scorsi (non solo in internet) esordivi con un incipit del tipo ” nonostante la crisi …siamo riusciti…nonostante la scrsità di risorse….abbiamo fatto…” Insomma con i tuoi stessi dati hai dimostrato che la spesa del comune di Cernusco depurata dell’inflazione è in linea con quelle delle amministrazioni precedenti. In più hai il vantaggio di aver incassato qualche decina di milione di oneri di urbanizzazione che per il patto di stabilità (e per la vs incapacità nei primi 3 anni senza patto dS…di costruire un decente piano delle opere pubbliche..) non sei riuscito a spendere . Allora, io non dirò + che la spesa è fuori controllo ma tu smettila di fare il piagnina…come si dice a milano

    paolo 6 anni ago Reply


  • Irresponsabili sono coloro che si schierano a favore dell’IMU.
    L’IMU va abolita tutta, dalla prima casa al settimo castello. Per non parlare dell’IMU sugli strumenti di lavoro: capannoni, fattorie, negozi, ecc. Perché va abolita? Perché è disastrosa.
    1) E’ iniqua: fa il solletico ai “ricchi” e devasta incapienti, poveri e ceto medio.
    2) E’ anticostituzionale: viola infatti entrambi i punti dell’articolo 53 (capacità contributiva e, peggio ancora, progressività dell’imposta). Viola inoltre un principio dell’articolo 47, per il quale lo stato DEVE favorire la proprietà dell’abitazione.
    3) E “contra legem”. Non si parla qui di “costituzione”, ma della stessa legge costitutiva dell’imposta. Il parametro base per la determinazione dell’IMU è la “Rendita Catastale” (concetto già comico in se stesso), la quale, a sua volta è legata al “valore commerciale dell’immobile”. Ebbene, il crollo del mercato immobiliare non ha affatto mutato i parametri in uso. Se lo avesse fatto, l’IMU si sarebbe ridotta “spontaneamente” a valori molto bassi, vista la diminuzione drammatica dei prezzi degli immobili causata dall’IMU stessa, alcuni dei quali sono diventati addirittura invendibili (tra i quali anche beni demaniali con i quali lo Stato avrebbe voluto far cassa). Si invoca l’adeguamento della rendita catastale ai valori di mercato quando questi salgono ma non quando scendono: pazzesco.
    4) Parafrasando Talleyrand: l’IMU è peggio di un crimine, è un errore. Nel 2012 ha causato nel solo settore “edilizia” 470.000 disoccupati. E si tratta di disoccupati con regolare contratto di lavoro. E’ notorio che nell’edilizia esiste un vastissimo impiego del lavoro nero, per cui si può stimare che le famiglie rimaste senza reddito siano circa 800.000. Questo ha innescato un crollo della domanda di beni strumentali e di prodotti finali, e la conseguente chiusura di botteghe artigianali, negozi, piccole ditte. L’onda della disoccupazione ha continuato a crescere, autoalimentandosi. E lo sta facendo ancora. Con il prossimo tartassamento fiscale della casa, diventerà una crisi inarrestabile. Non è una novità. Il fenomeno, studiatissimo, si è già visto nel 29 e negli anni successivi, per sfociare nella seconda gerra mondiale.
    5) L’IMU è un’imposta VILE. Si getta fumo negli occhi dei contribuenti parlando di “esenzioni” di vario tipo, ma tutte legate alla famigerata “Rendita Catastale” (cioè a qualcosa che non esiste). Solo l’onorevole Damiano, PD, una volta ha accennato alla possibilità di legare le esenzioni al reddito, ma doveva aver bevuto, perché poi non ne ha più riparlato. O l’hanno malmenato quando è rientrato in sede. Sia chiara una cosa: nella “fascia superiore”, quella di coloro che dovranno pagare l’IMU, ci sono, accanto ai benestanti, persone disperate, che non sanno come pagare le spese condominiali, le spese per i servizi (energia elettrica, gas, acqua) e le normali opere di manutenzione del bene, perché non si deteriori. Parimenti, nella fascia inferiore, e cioè tra coloro che non pagheranno l’IMU, ci sono soggetti a cui escono i soldi dagli orecchi. Il paese sta andando tranquillamente in vacca.

    E veniamo all’argomento principale dei sostenitori dell’IMU: “Senza IMU, come fanno i comuni ad assicurare ai cittadini i loro servizi?”. A parte il fatto che una parte dell’IMU non va ai comuni ma allo stato, e già questo è un scandalo, la risposta non potrebbe essere più semplice: i comuni prenderanno i soldi dai contribuenti, esattamente come fa l’IMU. Solo che il parametro fiscale dev’essere il reddito e non la pietra. Come dite? I redditi sono già troppo tassati? Perché, scusate, con cosa si paga l’IMU se non col reddito? Se mi tassano la casa non posso portare all’Agenzia delle Entrate un water e un lavandino. Devo portare una parte del mio reddito. E se il reddito non basta (o non c’è del tutto, come può capitare a chi nel frattempo abbia perso il lavoro), dovrò mettere mano al risparmio (ammesso che ci sia). E’ chiaro che dire “Non bisogna aumentare le imposte sui redditi perché i redditi sono già troppo tassati” significa essere dei bei tartufi. La frase riportata ha un significato reale ben più sinistro: “I redditi vanno tassati con tagli lineari, senza tener conto della progressività richiesta dalla nostra bistrattata costituzione”. A dirla tutta, senza nemmeno tener conto se ci sia un reddito con cui pagare. Forse, per i sostenitori dell’IMU, è implicito che i poveri dovranno disfarsi dei loro sudati risparmi (spesso i risparmi di una vita) e, se questi risparmi non ci sono, dovranno vendere casa. Vendere casa… a chi? Ma voi credete che i padri costituenti avessero pensato ad una conclusione di questo genere scrivendo gli articoli 53 e 47? E tutto questo, per far piacere a Berlusconi, senza che si pensi nemmeno lontanamente ad una patrimoniale vera, che abbia queste caratteritiche: (a) limitata ai patrimoni liquidi, (b) limitata ai patrimoni “grandi”, (c) “una tantum” (non come l’IMU, che è nientemeno che una patrimoniale annuale!), (d) finalizzata a chiari risultati, da definire in parlamento e da controllare NUMERICAMENTE a date fisse. Come diceva Thomas Kuhn, ciò che non è misurabile, non è migliorabile. Del resto, per confutare le tesi degli IMUisti, non c’è bisogno di scomodare Adamo Smith o Davide Ricardo. Basta Odifreddi.

    Poco fa La7 ha comunicato nere previsioni sull’anno prossimo: PIL che cresce sensibilmente meno del previsto (previsto da chi?), debito pubblico e disoccupazione in forte aumento. Continuiamo pure a farci del male.

    Vincenzo 6 anni ago Reply


    • Caro Vincenzo,
      ritengo che il tuo intervento sollevi punti assolutamente interessanti e giusti (anche se su alcuni non sono interamente d’accordo). Purtroppo sono punti di buonsenso, ma non politically correct, non danno addosso a Berlusconi, quindi molti non li prenderanno nemmeno in considerazione.
      In Grecia, per farti pagare le tasse sulla casa, lo stato può espropriartela, nientemeno.
      Ma per l’ennesima volta mi sento di ribadire che la questione IMU è solo CONSEGUENZA non CAUSA. La CAUSA è che lo stato deve tagliare e raggranellare soldi, per poter pagare le rate del’EMS e per obbedire al fiscal compact, una delle più grandi idiozie economiche che verrà consegnata alla storia.
      E per difendere queste idiozie della moneta unica, gli ex “compagni” si affannano a difendere provvedimenti che, di fatto, espropriano abitazioni, creano disoccupazione, precariato, lavoro nero, salari da fame.
      I cavalli di battaglia non sono più la difesa del diritto al lavoro, all’istruzione, alla sanità. No, questi passano in secondo piano. Al primo posto c’è “Morire per Maastricht”, Letta ci ha scritto sopra un libro.
      E la chiamano sinistra.

      Ugo 6 anni ago Reply


  • Sì, Ugo, le nostre posizioni non sono uguali, ma molto vicine. E’ vero: l’IMU è la conseguenza dell’aver accettato condizioni disastrose per la nostra entrata nell’Euro. A buoi scappati se ne stanno accorgendo tutti, dagli Stati Uniti al Fondo Monetario Internazionale (!). Sono però certo, e non pretendo che i miei interlocutori si allineino sulle mie posizioni, che la scelta di “mettere a posto i conti” con la tassazione sulla proprietà immobiliare sia stata una scelta disastrosa e che continuerà a produrre disastri. Soprattutto in un paese come l’Italia, che vede l’82% delle famiglie proprietarie di uno o più beni immobili. Ecco, forse è qui che le nostre strade divergono. Io mi chiedo come venga tassato il risparmio “liquido” (depositi bancari, azioni, obbligazioni, fondi d’investimento, BOT, ecc.). Come venga tassato il risparmio in opere d’arte (per chi può permetterselo). L’anno scorso, a Londra, è stato battuto all’asta un Picasso per 36 milioni di sterline. Quante sono le case che raggiungono questo valore? Mi chiedo come venga tassato il risparmio in preziosi (sempre l’anno scorso, ad Hong Kong, è stato venduto un diamante chiamato il Marziano Rosa per 15 milioni di dollari). E potrei continuare. Il fatto è che bisognerebbe cercare di limitare al massimo la tassazione sul risparmio, perché si tratta di una doppia tassazione: si tassa, infatti, denaro già tassato. Viene meno il “patto” tra stato e cittadini: se sono un contribuente onesto, non torchiarmi oltre. Quando siamo entrati nell’Euro ci siamo portati dietro tutti i guai che da ingenui europeisti speravamo di ridurre con l’aiuto dell’Europa. (a) Cinque grandi organizzazioni criminali (Mafia, Stidda, N’drangheta, Camorra e Sacra Corona Unita), ciascuna capace di sottrarre allo stato capitali enormi; (b) una corruzione a livello indo-pakistano. In una trasmissione televisiva guidata da Paolo Mieli un gruppo di economisti e giornalisti economici ha stimato in 60 miliardi annui le perdite dello stato dovute alla corruzione. (c) Circa il doppio, 120 miliardi, sono le perdite annue dovute all’evasione. Nota che quando si parla di “coprire il buco creato dall’abolizione dell’IMU sulla prima casa” si parla di un ammontare compreso tra 1,5 e 3 miliardi. (d) Non facilmente stimabile, ma certo gigantesco, è il danno provocato alle casse dello stato dall’inefficienza della macchina burocratico-amministrativa. Probabilmente i punti a, b, c, d sono in qualche modo legati fra di loro. Di fronte a questo quadro desolante, l’Italia che entrava nell’euro presentava però un fenomeno unico al mondo: una straordinaria attitudine al risparmio delle famiglie, espresso quasi completamente nel risparmio immobiliare. Questa piccola ricchezza diffusa quasi fra tutti, anche fra i poveri, era vista all’estero con curiosità, invidia, malcelata irritazione. La Germania non l’ha nemmeno celata, rinfacciandocela con teutonica sincerità. Ce la stanno facendo pagare. Ora ti voglio proporre un quadro provocatorio. Immagina di abolire tutte le forme di imposta sulla proprietà immobiliare, anche sulle seconde case. Devono restare, ovviamente, le imposte di servizio, per i servizi erogati dagli enti locali. Poi supponi che diventi possibile portare in detrazione fiscale gli interessi sui mutui, le spese di manutenzione degli immobili (elettricisti, idraulici, muratori, imbianchini, ecc) e, per chi è in affitto, il canone d’affitto. Supponi che per le famiglie al di sotto di un determinato reddito, stabilito dal parlamento, diventino detraibili i costi dell’energia elettrica, del gas, dell’acqua. Cosa pensi che avvenga nei sei mesi successivi? Io vedo una ripresa quasi immediata della compravendita immobiliare, con notevoli incassi per lo stato tramite l’imposta di registro, una forte ripresa dell’edilizia con la rapida riduzione della fiumana di fallimenti aziendali a cui stiamo assistendo, anche nell’indotto. Una rapida emersione, finora solo sognata, di buona parte del lavoro nero. E gli enti locali come si finanziano? Ne ho accennato nel post precedente. Innanzitutto la crescita dell’economia aumenta la capacità contributiva dei cittadini. Poi si devono mettere in atto quelle razionalizzazioni della spesa pubblica senza le quali non c’è speranza di far calare il debito. E se tutto questo non bastasse, ricordiamoci che i contribuenti su cui gravava l’IMU sono ancora tutti lì, con la loro capacità contributiva intatta. I comuni stabiliranno imposte locali che abbiano come parametro il reddito. Soluzione quanto mai equa, a fronte dell’insopportabile iniquità di un’imposta diretta che non varia al variare del reddito del contribuente e che rende la Costituzione non una bandiera, ma un fazzoletto sporco. Recentemente ho udito un noto sindacalista appoggiare ll’invito che ci rivolge l’Eurpa di spostare le imposte dai redditi alle cose. Non credevo alle mie orecchie. Privilegiare le imposte sulle cose “è di destra”, privilegiare le imposte sul reddito è “di sinistra”. Da sempre.

    Vincenzo 6 anni ago Reply


    • Vincenzo,
      grazie per la dettagliata spiegazione, di cui approvo soprattutto l’allergia per la tassazione immobiliare sulla prima casa. Il che tra l’altro dimostra quanto io sostengo da tempo: Berlusconi, al netto del suo sentirsi al di sopra delle leggi, è per molti versi un socialista (mica è “figlio” di Craxi per caso!), collocatosi nel centrodestra per mera convenienza politica. La sinistra, dandogli addosso per partito preso senza se e senza ma, si è spesso trovata a condurre campagne di destra senza accorgersene. E oggi non capisce come mai i suoi elettori facciano così fatica a votarla.
      Torniamo però alle tue valutazioni e ai tuoi conti. Temo tu stia prendendo diversi abbagli.
      Lo so, la campagna di stampa in atto da anni vuole che i problemi economici dell’Italia siano corruzione, mafia ed evasione fiscale (che esistono, ci mancherebbe altro!), inspiegabilmente divenuti irrisolvibili durante gli anni dell’euro, nonostante siano al centro del dibattito e dell’agenda politica di quasi tutti i partiti.
      Ma le cifre che tu citi non sono che stime, e anche prese per buone sono totalmente fuorvianti per almeno 2 ragioni.
      1) Dire: ci sono 120 Mil di evasione QUINDI possiamo recuperare 120 M da lì, è assurdo. NESSUNA nazione al MONDO è MAI riuscita ad azzerare l’evasione (discorso totalmente analogo vale per la corruzione).
      Se le stime dicono che da noi l’evasione “pesa” il 17% del PIL, la media europea è del 14,5%. Quindi, volendo rientrare in media (come poi?), possiamo recuperare un 2,5%, ossia NON 120 miliardi, bensì 18. Tanti lo stesso? Aspetta, proseguiamo.
      2) Chiariamo una cosa: i soldi evasi, così come quelli usati per la corruzione, NON vengono bruciati a qualche oscura divinità su un altare sacrificale. In genere, chi evadendo riesce a intascarsi un bel gruzzolo ci si compra il SUV, si fa dei lavoretti in casa, ci compra un gioiello per la moglie… Insomma, tutto certamente deprecabile, ma questi soldi RIMANGONO nell’economia italiana e, girando, continuano a produrre PIL e a generare incassi tributari. Eliminare questa evasione è moralmente auspicabile, ma quei soldi che lo stato incassa e che non vanno più nelle tasche dell’evasore, non vengono più spesi per i consumi e deprimono PIL e entrate tributarie. So che è un concetto spiacevole, ma ciò non toglie che sia vero, e che va considerato. Dei 18 miliardi che, ipoteticamente, recuperi da questa evasione, una buona parte esce dal PIL ed esce dagli incassi dello stato quando tassa l’acquisto di gioielli, auto, …
      Questo è uno dei principali motivi per cui le misure anti-evasione, in stile-Cortina per intendersi, hanno un effetto sui conti pubblici di fatto trascurabile.
      Non è una novità: sono decenni che si spendono parole a fiumi sull’evasione, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
      Ciò detto, e ridimensionati tutti i discorsi assurdi del tipo: “siamo in crisi per colpa di corruzione ed evasione!” così dimenticando che esistono stati corrotti più di noi ed evasori MOLTO più di noi che hanno economie floridissime, facciamo un altro paio di considerazioni spiacevoli.
      1) cosa succede all’evasione all’aumentare della tassazione? Aumenta, ovvio. La stretta fiscale europea in periodo di piena recessione non potrà che fare aumentare il fenomeno dell’evasione, a dispetto di qualsiasi blitz delle Fiamme Gialle, salvo trasformare l’Italia in uno stato di polizia (come sta avvenendo in Grecia). Il fiscal compact avrà ANCHE questo effetto. Sia chiaro che ti faccio questi discorsi da lavoratore dipendente, che paga le tasse all’origine che gli piaccia o meno.
      2) Guardiamo ai dati italiani: il livello di evasione è al di sotto della media europea al nord e nettamente al di sopra al sud (leggermente superiore al centro). Come possiamo leggere il dato? Possiamo leggerlo con delle lenti razziste: sono teroni, evadono appena possono!!! Oppure possiamo leggerli con un minimo di senno, e concludere che in un’economia depressa come quella del mezzogiorno, l’evasione prolifera e diventa spesso di sopravvivenza, quindi molto più diffusa. Deprimere l’economia italiana, come ha fatto la moneta unica, ha il sicuro effetto di aumentare questo fenomeno.
      Lo dicono i dati. Se a qualcuno non piacciono e preferisce la posizione moralista-tafazziana “il problema sono gli italiani (gli altri ovviamente) corrotti ed evasori” liberissimo, rimane una lettura in stridente contrasto con i fatti.
      Riguardo la tua proposta ti faccio notare un errorino: la detrazione degli interessi per mutui già esiste (al massimo si può aumentare) mentre le detrazioni per la manutenzione/ristrutturazione sono già fin troppo generose (50% quest’anno, pur se dilazionato in 10 anni, 36% a regime).
      Ma a parte questo, sono apertissimo a un aumento della detraibilità di molte spese, che farebbe emergere parte del sommerso. Questo però, dovresti averlo intuito ormai, NON per risolvere i conti pubblici (che seguono altre dinamiche dominanti) ma per riequilibrare il peso della tassazione.
      Allora, vogliamo ridurre il fenomeno dell’evasione? Iniziamo a far ripartire l’economia italiana e a ridurre il livello di tassazione.
      Il problema è che c’è un solo modo per farlo, un modo che i fatti stanno imponendo, ma che i partiti e soprattutto l’informazione stanno negando in ogni modo, diffondendo analisi fuorivianti e facendo circolare numeri del lotto.
      Ma per chi ha pazienza di cercarseli i numeri sono disponibili, per fortuna, e di analisti bravi è pieno il mondo. Parlo di Nobel dell’economia, non di guru scovati da Beppe Grillo, con rispetto parlando.
      Grazie della chiaccherata e saluti.

      Ugo

      Ugo 6 anni ago Reply


  • Riprendendo un tema del post precedente. Ecco notizie fresche dal Televideo di questa mattina (14 novembre). Battuto da Sotheby’s a Ginevra il Pink Star, un dimante rosa di 59,60 carati, per 83 milioni di dollari. Battuto in un’asta a New York il quadro di Andy Warhol “Silver Car Crash” per 105 milioni di dollari. Se gli acquirenti fossero italiani non pagherebbero in Italia un euro di patrimoniale, né “una tantum”, né, meno che mai, annuale. Ripeto: giù le mani dalle nostre case!

    Vincenzo 6 anni ago Reply


  • Caro Ugo, concordo praticamente su tutto. Credo che gli equivoci nascano da una erronea lettura di quanto ho scritto. Non ho mai pensato che si potessero ricuperare 120 miliardi di evasione (ammesso che siano 120). Non credo che se ne possano ricuperare nemmeno 18. Sarebbe buona grazia se ne ricuperassimo 10, ma la vedo dura. Conosco a menadito cosa sia detraibile nella dichiarazione dei redditi. E con quali modalità. Potrei continuare. Non ti ritengo responsabiule degli equivoci. Probabilmente sono io che non so usare il mezzo “post”. Sono vecchio e non ho molta dimestichezza con i social network. Certo, se avessimo chiachierato davanti ad un bicchiere di Prosecco avrei avuto modo di intervenire in tempo reale con spiegazioni e correzioni. Direi che tra i miei e i tuoi post non vedo discrepanze, ma solo diversità di accenti. Se le cose stanno come tu dici e come io condivido, manca totalmente al governo Letta (a Saccomanni più che ad altri), così come mancava al governo Monti (strano, per un governo “tecnico”) la proposizione di un “vettore”, con la chiara indicazione di traguardi, azioni per raggiungerli, parametri per misurarli, tempi per i controlli NUMERICI on the road (necessari per le eventuali correzioni). Manca uno studio accurato dei “link”, cioè dei legami tra i vari spostamenti delle grandezze macroeconomiche. Certo, quest’ultima analisi è tra le cose più difficili che si possano affrontare in macroeconomia, ma qualche economista in grado di tentarla l’abbiamo. Faccio un nome esemplificativo: Giorgio Basevi. Parliamo allora di “accenti”. Lei non ha commentato la mia affermazione che ICI e IMU sono anticostituzionali perché violano entrambi i punti dell’articolo 53 (oltre che l’aritmetica) ed un principio dell’articolo 47. Probabilmente Lei non la pensa così, ed è un Suo diritto, ma qui sarei disposto ad un dibattito a qualunque livello. Chi dorme col Mortati sul comodino non ha paura di nulla, nemmeno della Consulta (che se imparasse a scrivere in un italiano decente, migliorerebbe un po’ le cose). Lei punta molto sulla riduzione delle imposte. E come darle torto? La pressione fiscale, come dicevano gli arrendatori del re di Napoli, sta passando dal tragico al farsesco. Se la ricorda la battuta? “Maestà, il popolo è in tumulto”. “Non preoccupatevi, continuate a tassare”. “Maestà, il popolo ride.” “Alt, non tassate più”. Tuttavia, Ugo, le variabili che condizionano gli effetti della fiscalità sono due: oltre al livello cè la distribuzione. A parità di prelievo fiscale, un prelievo che abbia come parametro il reddito è meno deflattivo di un prelievo che abbia come parametro le cose. Insomma, IMU e IVA sono più deflattive dell’IRPEF (oltre che più ingiuste). E ora mi rivolgo al nostro cortese ospitante. Signor Sindaco, quando Lei al mattino va al lavoro, guardi uno dei palazzi più belli di Cernusco. Guardi in alto, verso lo splendido piano attico. Là ci sono due appartamenti gemelli, con identica rendita catastale. Uno è abitato da un pensionato con 1000 euro di pensione, l’altro da un pensionato con 5000 euro di pensione. Non le pare che la progressività sia un po’ scadente?

    Vincenzo 6 anni ago Reply


    • Felice di esserci capiti.
      Riguardo l’incostituzionalità di certe norme (IMU prima casa), non sono esperto, ma non mi stupisce affatto.
      Tra le misure imposte dalla troika ai paesi mediterranei, numerose sono quelle già bocciate dalle corti costituzionali o in odore di bocciatura.
      Recentemente c’è stata la bocciatura, in Italia, del blocco degli adeguamenti delle pensioni (da un tribunale ordinario).
      http://www.leggioggi.it/2013/11/12/pensioni-2014-sentenza-abbatte-fornero-e-letta-blocco-incostituzionale/

      In Portogallo si è andati ben oltre: in pratica la corte costituzionale ha azzerato una manovra del governo, fatta di tagli a pensioni, stipendi statali e altre spese sociali.

      http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-04-06/portogallo-alta-corte-boccia-163238.shtml

      Esiste un conflitto evidente tra imposizioni eurocratiche e ricette neo-liberiste da un lato, e costituzioni democratiche e stato sociale dall’altro.

      L’imposizione dell’IMU sulla prima casa non ne sarebbe che l’ennesimo esempio.

      Ugo 6 anni ago Reply


  • Scusa, Ugo, sono passato dal “tu” al “Lei” senza accorgermene. Anche questa è vecchiaia.

    Vincenzo 6 anni ago Reply


  • Sì, è così Ugo. Devo dire, per onestà intellettuale, che i prelievi sulla casa precedono i governi lacchè (Monti, Letta). L’ICI era più tollerabile solo perché più bassa, ma partecipava della stessa natura che contraddistingue ora l’IMU e domani la service tax. E’ una storia antica. Ero solo un ragazzo, ma ricordo i primi commenti dopo l’approvazione della Costituzione. I malpensanti dicevano: “Be’, sì, ma è un articolo di indirizzo…” , sperando così di sterilizzarlo. Erano in malafede, ovviamente. L’articolo di indirizzo era il 47, mentre il 53 era cogente e basta. E non si rendevano nemmeno conto che un articolo “di indirizzo” è ben più vincolante di un articolo che contenga norme positive, perché ad esso deve informarsi tutta la vita della nazione. Ai sindaci italiani che devono far quadrare i conti delle loro amministrazioni posso dire solo che li capisco, ma li avverto che continuando a pescara dalla casa, prima o seconda cambia poco, si sfascia l’Italia. O almeno, si sfascia questa Italia. Come sarà quella successiva non riesco ad immaginarlo. Migliore, no. Trovo comunque incredibile che tanti sindaci PD, con le migliori intenzioni del mondo, si schierino a favore di una norma di destra come la legge sull’IMU. P.S.: hai letto il libro di Luciano Gallino “Colpo di stato di banche e governi. L’attacco alla democrazia in Europa”, edito il mese scorso da Einaudi? Credo che valga la pena leggerlo e cercherò di farlo nei prossimi giorni. Forse ne riparleremo.

    Vincenzo 6 anni ago Reply


    • Non ho dubbi sul fatto che la democrazia, in Europa, sia sotto attacco. L’impoverimento dei cittadini tramite tassazione insensata dei loro beni è parte del percorso.
      Non ho letto Gallino, ma personalmente credo che leggerò prima Luciano Barra Caracciolo: “Euro e (o?) democrazia costituzionale. La convivenza impossibile tra Costituzione e trattati europei”.
      Per capire cosa ci aspetta consiglio anche “Anschluss” di Vladimiro Giacchè. E’ la storia dell’unione monetaria tra Germania Ovest e Germania Est che ha preceduto l’unione politica. Se suona simile alla storia dell’euro, è perchè lo è.

      Ugo 6 anni ago Reply


  • Ma certo. La progressiva fusione degli stati nazionali nell’Europa avrebbe dovuto avvenire mediante continue modifiche delle norme costituzionali dei vari paesi (che avessero voluto proseguire il percorso!) fino ad approdare ad una costituzione europea unica, ampiamente condivisa. Non è avvenuto nulla di tutto questo e assistiamo a sconce violazioni del dettato costituzionale degli stati membri. Temo poi che dal tempo di Spinelli, Spaack, Schumann, Monnet ed altri grandi l’idea “Europa” si sia fortemente corrotta. La mia più grande angustia è che stiamo facendo sacrifici orrendi per restare in un’Europa in cui io non vorrei vivere. Recentemente l’economista Alberto Quadrio Curzio, accanito sostenitore dell’IMU, terrorizzava i telespettatori dicendo che in Europa la tassazione sugli immobili è molto più alta che in Italia (le cose non stanno proprio così: è necessario un esame più articolato), ma, quel che è peggio, diceva che laddove al posto dell’IMU c’è una service tax, essa ha raggiunto un livello di pressione tale che in quei paesi l’imposta si paga mensilmente, altrimenti la maggior parte delle famiglie si troverebbe a fine anno senza i mezzi per pagarla. Una domanda, Ugo: tu vorresti vivere in un’Europa dove l’imposta parametrata sugli immobili raggiunge livelli tali da dover essere pagata mensilmente perché altrimenti ci troviamo senza i mezzi per pagarla? Senza considerare che oltre alla service tax, ci sarebbe comunque l’imposta diretta sui redditi. Ma non avevano già speso tutto nelle rate mensili per la service tax? Ti ringrazio per il consiglio di lettura, che seguirò.

    Vincenzo 6 anni ago Reply


    • Domanda retorica, Vincenzo: ovviamente no.
      Mettiamola così: ammesso che la tassazione sugli immobili in Italia sia stata in passato più bassa della media europea, essa ha certamente favorito una particolare situazione. L’Italia ha uno dei più alti tassi di proprietà delle abitazioni a livello europeo.
      E’ una cosa così deplorevole che tantissimi italiani siano proprietari della casa dove risiedono?
      L’aumento della relativa tassazione non può che costringere, nel tempo, molti italiani a rinunciare a tale proprietà, a far cadere i valroi delle case e a concentrare così le proprietà nelle mani di pochi. Proprio quei pochi che possono permettersi di pagare, tramite il loro alto reddito, la relativa tassazione.
      Come questa evoluzione possa essere pensata “di sinistra”, rimane per me un grande mistero.

      Ugo 6 anni ago Reply


  • Non aggiungo nulla. Meglio di così non potevi dire. La casa di proprietà, per l’italiano povero, è carapace, conchiglia, tana, rifugio, luogo degli affetti, pensione integrativa. Pensione integrativa? Certo, per molti italiani rappresentava la certezza di non dover dilapidare una magra pensione col pagamento di un esoso affitto. Nei sogni degli italiani poveri, solo sogni purtroppo, c’era anche l’orto e il fotovoltaico. Più mito che realtà, lo ammetto. Ma rappresentavano il desiderio di essere liberi anche se poveri. Figuriamoci se la grande finanza poteva permettere una simile eresia. Il torchio sugli immobili è il nuovo rogo degli eretici.

    Vincenzo 6 anni ago Reply


  • Ieri sono intervenuto a Prima Pagina, programma condotto questa settimana dal giornalista Marco Conti, del Messaggero. Evito i grotteschi comizietti tenuti dalla maggior parte di coloro che intervengono, indico il mio nome e il mio cognome (non il solo nome come fanno quasi tutti) e passo subito alla domanda. Composta di una sola frase, anche se bicorne, e terminante con un punto interrogativo, come dev’essere una domanda. Non con i soliti tre punti esclamativi. Avete mai visto domande che finiscono con punti esclamativi? Bene, la domanda era questa: “Cosa devono fare un cittadino che non ha il reddito o un’impresa che non ha gli utili per pagare l’imposta immobiliare?” Segue un silenzio proustiano. Mi piacerebbe sapere cosa passa nella testa di Conti. Abituato ai comizietti è spiazzato da una domanda secca. Poi inizia la risposta. Lui, sempre così rapido e brillante parla con voce molto bassa, quasi lugubre. Mia nonna avrebbe detto “L’am par al miserere”. Devo ammettere che il Conti non si rifugia nelle solite sciocchezze (“L’IMU l’avrebbe pagata solo la fascia più abbiente di contribuenti”; “L’IMU c’è in tutt’Europa ed è anche più cara”, ecc.). Mi fa venia dello stupidario di maniera e gliene sono grato. Al contrario, entra inaspettatamente in tema e dichiara subito che per moltissime famiglie italiane l’IMU è una tragedia. Cosa ancora più sorprendente, non fa riferimento ai soliti sgravi per le solite famiglie numerose. Sgravi assai poco costosi, visto il numero di famiglie numerose presenti in Italia. Anzi, cita proprio il caso degli anziani soli, che in un momento più felice della loro vita si sono fatti coi loro risparmi una bella casa ed ora hanno redditi molto lontani da quelli di coloro che ci impongono le imposte immobiliari. Voi direte: e la risposta alla domanda? Non c’è. O meglio, è implicita in un’affermazione stupefacente: in molte città italiane, Milano, per esempio, molti anziani soli vendono la nuda proprietà dell’immobile e se ne riservano l’usufrutto a vita. Non capisco se sia un consiglio. Capisco invece che alla mia domanda non c’è risposta: la tragedia deve restare tragedia. Mi sono prefisso di non interrompere mai il giornalista, come fanno invece tutti. Errore. Conti si affretta all’uscita senza rispondere alla seconda parte della domanda. Secondo voi cosa avrebbe potuto rispondere, se costretto? Che le imprese possono sempre licenziare i dipendenti per pagare le imposte immobiliari?




    Vincenzo 6 anni ago Reply


    • Hai fatto bene Vincenzo.
      A proposito, lo sapete che c’è la concreta possibilità che il comune di Cernusco (così come molti altri) possa tornare a battere cassa anche per quest’anno sull’IMU prima casa? Ecco qui:
      http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/28/seconda-rata-imu-la-beffa-per-i-comuni-anci-governo-faccia-chiarezza/794507/
      E stavolta di chi sarà la colpa? Sempre Berlusconi?
      Dobbiamo ancora andare avanti per molto a far finta che i parametri di Maastricht non esistono e, se esistono, NON sono economicamente insenstati come sia la teoria economica, sia l’economia europea attuale, indicano senza possibilità di errore?

      Ugo 6 anni ago Reply


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