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IMU: qualche proposta perchè lo Stato non beffi Comuni e cittadini

Ieri mattina la prima cosa che ho fatto arrivando in ufficio è stata cercare informazioni sul decreto approvato dal Governo la sera prima, che ha abolito la seconda rata dell’IMU 2013 per l’abitazione principale. Cerco, cerco, cerco… ma il testo del decreto non lo trovo. Mi tuffo quindi sul Sole 24 Ore che mette in evidenza quella che tutti i Sindaci ritenevano NON dovesse essere la soluzione, e cioè che lo Stato abolisce la seconda rata dall’imposta sulla prima casa, rimborsando però i Comuni limitatamente al valore che la tassa aveva nel 2012, mentre nei Comuni dove si è deliberato – per quadrare i conti di bilancio – l’aumento dell’aliquota IMU prima casa, questa differenza viene coperta solo per la metà dallo Stato e per la restante metà dovrà essere pagata dai cittadini. Una doccia fredda!

Il Governo, infatti, si era più volte espresso rassicurando i Sindaci che avrebbe trovato le necessarie coperture per far fronte al valore IMU del 2013; ma così non sembra essere.

Scrivo “sembra”, perché di fatto, ad oggi, il testo del Decreto Legge non esiste e non mi sorprenderei se non fosse stato ancora scritto…

Proprio perché ritengo che vi siano ancora margini per evitare il peggio (sia confezionando il testo del Decreto Legge, sia operando con opportuni emendamenti in Parlamento) ieri mattina ho avuto una serie di contatti con parlamentari per far pervenire loro ed al Governo alcune proposte migliorative rispetto a quanto sinora annunciato (ma non ufficialmente scritto); proposte che sono state inviate anche ad ANCI.

In particolare:

  • chiediamo che venga riconosciuto l’intero maggior gettito (derivante da aumenti di aliquota deliberati per l’anno 2013) ai Comuni che hanno deliberato – contestualmente all’approvazione del bilancio di previsione da parte del Consiglio comunale – aumento aliquota IMU 2013 abitazione principale prima del D.L. n°54 del 21 maggio 2013, che ha sospeso per il 2013 il versamento della prima rata (al pari di quelli che hanno deliberato l’aumento per l’anno 2012), riconoscendo così l’assoluta buona fede e la capacità di aver costruito il bilancio in condizioni profondamente disagevoli;

in alternativa:

  1. dare la possibilità ai Comuni che hanno deliberato aumenti per il 2013 e i cui cittadini sono chiamati a versare il 50% dell’aumento (l’altro 50% è ora a carico dello Stato), di prorogare ulteriormente, se lo ritengono necessario, la scadenza per il pagamento oltre il 16 gennaio 2014 (data termine comunicata per effettuare i pagamenti) e almeno di 30 giorni oltre la conversione del Decreto Legge di annullamento della seconda rata (circa al 28.2.2014);
  2. dare quindi la possibilità ai Comuni che hanno deliberato l’aumento per il 2013 di assorbire a bilancio la quota di aumento non riconosciuta dallo Stato (ossia non richiedere nulla ai propri cittadini) a condizione che si rispetti il Patto di Stabilità 2013 e siano mantenuti gli equilibri di bilancio 2013. Tale ipotesi è a costo zero per le casse dello Stato – che non dovrebbe reperire alcuna risorsa aggiuntiva – e vedrebbe solo i Comuni farsi carico del maggior onere; i cittadini non tassati ne avrebbero beneficio ed indirettamente anche lo Stato ne avrebbe vantaggio, scontentando meno contribuenti.

Abbiamo inoltre chiesto di valutare se lo Stato, nel riconoscere i rimborsi ai Comuni e nello stabilirne il valore, ha tenuto conto di quei Comuni che hanno diminuito l’aliquota nel 2013 rispetto al 2012: sarebbe infatti assurdo se agli Enti che (per una serie di ragioni) hanno diminuito l’aliquota IMU prima casa (dopo averla aumentata lo scorso anno) venisse riconosciuto un importo maggiore, perché vorrebbe dire “regalare” risorse rispetto alle reali esigenze programmate. Per questioni di equità e per evitare di sprecare preziose risorse sarebbe quindi opportuno non riconoscere l’intero aumento IMU così come deliberato nel 2012, ma solo la parte eventualmente “mantenuta” anche nel 2013. Anche questa scelta contribuirebbe a generare risparmi.

In attesa che vengano prese decisioni certe e che si conoscano i contenuti del Decreto Leggo approvato dal Governo, invito tutti i cittadini a non pagare alcunché sulla prima casa (alcune telefonate di persone che volevano sapere come pagare sono già arrivate in Comune…): va bene essere corretti ed onesti, ma nessuno sia precipitoso… Come dice il proverbio milanese: “Pagà e murì gh’è semper temp”… 😉

Resta inteso che gli adempimenti fiscali sulle seconde case e sui capannoni devono essere assolti entro la scadenza del 16 dicembre 2013.

La situazione, come si comprende, è decisamente complessa e grave. Al momento, oltre ad aver formulato le proposte di cui sopra, non posso che unirmi al grido del Presidente di ANCI Pietro Fassino che a nome di tutti i Sindaci ha chiesto al Governo di onorare gli impegni assunti!

 

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Eugenio

2 Comments

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  • Signor Sindaco,
    Ha provato a stimare quante imprese saranno costrette a chiudere i battenti o a licenziare dipendenti a causa dell’IMU sui capannoni? E quale sarà la conseguente perdita di gettito fiscale? E quale sarà la tragedia sociale dei nuovi disoccupati? E’ almeno d’accordo sul fatto che per un’impresa il capannone non è un investimanto immobiliare ma uno strumento di lavoro? Come un tornio o una fresa? Lei tasserebbe torni e frese? Tralascio ogni commento relativo all’IMU sulle proprietà private perché capisco che ormai ogni dialogo è impossibile ed anche perché non amo i romanzi horror. Se vuole può risentire in podcast la risposta che mi ha dato con voce bassa e lugubre (da romanzo horror, appunto) il giorno 27 il giornalista Marco Conti (Radio 3 – Prima Pagina) sull’IMU per i privati e che si conclude con un sorprendente “Il problema c’è”. Certo, il problema c’è ( e che problema!). Non c’è la volontà di risolverlo. La Costituzione è ormai uno straccio.

    Vincenzo 7 anni ago Reply


  • Signor Sindaco, buon anno. A proposito di IMU, o mini-IMU, non capisco proprio con quale criterio si è attribuito alle villette a schiera, categoria catastale A7, il coefficiente del 5,5 per mille, quando le caratteristiche di queste costruzioni, molto diffuse a Cernusco negli anni passati, non si differenziano da quelle di tipo A2 o A3, che hanno un coefficiente del 4,6. Ho fatto una piccola ricerca e nei comuni attorno a noi non si trova questa differenza. Si sono forse stimate le villette a schiera abitazioni di lusso? Mi sembra piuttosto difficile da condividere. La ringrazio.

    Sergio Salomoni 7 anni ago Reply


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